1. 119 - Maria violentata diventa la puttana del gruppo


    Data: 14/05/2017, Categorie: Trio, Etero, Orge, Autoerotismo, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Spesso si dice che sono gli uomini a far divenire noi donne delle troie. Ma nel mio caso mio marito non c’entra per niente. Oggi, nel duemilaquattordici ho raggiunto i quarantotto anni, ma vorrei partire dalla mia infanzia. Sono nata in un paesino di campagna, nel sud della nostra Italia. Mia madre era una santa donna, tutta dedita ai lavori di casa e ad accudire la nostra famiglia numerosa. Mio padre lavorava la terra, poi la sera tornava a casa e dopo aver mangiato guardava in modo significativo mia madre e lei capiva, ci salutava e dava la mano a mio padre, lui teneramente la conduceva su al primo piano nella loro camera da letto, con quel lettone altissimo che aveva delle molle molto rumorose. Noi, ragazzi li sentivamo benissimo anche da sotto e i più grandi già capivano cosa stesse succedendo e ridevano di gusto. Io sono la più piccola di sei fratelli, mi chiamo Maria e all’epoca dei fatti che vorrei raccontarvi, avevo diciotto anni. Prima di me, c’è Rocco che aveva vent’anni, quindi Antonio che ne aveva ventidue, le due sorelle, una di ventitre e una di venticinque che si chiamano Rosalia e Concetta e poi c’è il primogenito Salvatore che a quei tempi ne aveva ventinove. La famiglia di mia mamma, era anch’essa una famiglia numerosa, lei era la prima di undici tra fratelli e sorelle. Solo per farvi comprendere la situazione generale, su undici solo due non avevano scelto di dedicare la loro esistenza alla chiesa. Quattro ragazze si erano fatte monache mentre cinque maschi ...
    erano diventati preti.Dopo questi presupposti capirete che la religione nella famiglia di mia madre e di conseguenza anche nella nostra assumeva una importanza più che rilevante. Nessuno dei miei fratelli scelse la vita ecclesiastica ma comunque l’aspetto religioso ci condizionò per molti anni. Tutti i giorni, la mamma ci conduceva in chiesa a seguire la Santa Messa e il prete ci plagiava pesantemente, minacciando l’inferno a chi faceva determinati peccati. La mamma poi rincarava la dose e per tutto il tragitto che percorrevamo a piedi al ritorno, sottolineava i punti salienti della predica di Don Carmine. Sia io, sia i miei fratelli crescemmo molto timorati di Dio e formati al suo “Divino insegnamento” . Poi successe che dopo la festa patronale del paese, mentre da sola camminavo tranquilla verso casa, io fossi presa a forza e infilata in un furgone, quindi portata, da cinque ragazzi, in mezzo alla campagna e fossi ignobilmente violentata. Di quanto successo io informai mia madre, lei mi consolò a lungo e poi mi chiese di non dire niente a nessuno. La mia gioventù, meno avvezza a rispettare alcune leggi non scritte, che dalle nostre parte vanno per la maggiore, avrebbe voluto andare dai carabinieri e sporgere regolare denuncia, farli sbattere in galera quei porci maiali e invece la mia cara e dolce mammina mi disse di non farlo assolutamente per nessun motivo. Insomma, non lo si poteva dire a papà perché lui si sarebbe fatto giustizia da solo e men che meno ai miei fratelli ...
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