1. Il negretto


    Data: 09/06/2017, Categorie: Prime esperienze, Autore: bocca, Fonte: Annunci69

    (La storia è vera, ed i rapporti sono stati fatti con profilattico anche se nel racconto non se ne parla per la scorrevolezza della narrazione) Era una domenica di autunno, piovosa, non quella pioggia regolare ed intensa, quella fina, fresca, che sembra non bagnarti ma lo fa. Avevo deciso di non uscire ed, appena dopo pranzo, bighellonavo tra il divano ed una poltrona guardando quel poco che la tv poteva offrire mentre aspettavo che si facesse il caffè. Qualcuno suonò alla porta, avevo indosso una tutina felpata senza la biancheria intima ed aprii senza problemi pensando che a quell’ora poteva essere solo un amico e mi sentivo libero di presentarmi anche cosi, ho molta confidenza con gli amici che frequentano casa mia. Non era cosi, mi trovai di fronte un ragazzo di colore che vendeva ombrelli ed altre cianfrusaglie. Sembrava un po infreddolito e lo invitai ad entrare pur non avendo la necessità di acquistare alcunche. Quel ragazzone alto e ben proporzionato, con un sorriso aperto e rassicurante, accettò di buon grado sperando di convincermi a concludere qualche affare. Lo invitai a sedersi ed aspettare insieme a me che il caffè fosse pronto per prendercelo insieme. Sorrideva sempre mostrando due file di denti bianchissimi che contrastavano a meraviglia con il colore della sua pelle, aveva due mani enormi, ben affusolate e curate. Ci prendemmo il caffè ed iniziò a tentare di vendermi delle mutande, aveva notato che non le portavo e pensava che fosse la cosa più facile da ... rifilarmi, :” guarda, ho un bel perizoma, ti staranno benissimo, provale e vedrai che ti piaceranno, costano poco” mi disse sorridendo ed alzandosi in piedi per tirale fuori dal suo sacco. Non me lo feci ripetere dato che avevo notato un bel “pacco” tra le sue gambe e lo feci davanti a lui, sfilai la tuta rivolgendogli le spalle e mostrando il mio sedere ed infilai il tanga. Quando mi voltai per chiedergli se mi stavano bene, notai una certa luce nei suoi occhi ed il pacco crescere notevolmente mentre si toccava. Allungò la mano sulle mie chiappe e, con una carezza, mi disse che erano perfette ricambiai la toccatina ma non sul suo sedere ma sul suo pacco, chiedendo se le portasse anche lui, ma rispose che non le poteva portare date le dimensioni del suo uccello, non entrava in quel piccolo triangolo di stoffa davanti, neanche a riposo “Come è possibile” replicai, “Se ci sta il mio che non è proprio piccolo, dovrebbe starci anche il tuo, a meno che non sia qualcosa di particolarmente consistente” Sorrideva imbarazzato non sapendo cosa fare ne cosa dire ma con in pacco sempre più gonfio ”Bhè”, dissi, “vediamo questa meraviglia” e cominciai ad abbassare la sua lampo, non con poca difficoltà, dato che quello che c’era dentro, spingeva tutta la stoffa dei jeans che portava. Finalmente riuscii ad abbassare tutta la lampo, ma nonostante ciò, non potevo far uscire niente troppa roba. In fretta slacciai la cinta ed abbassai parte dei pantaloni e dei boxer che indossava ne usci una cosa ...
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