1. LA PIEVE DEGLI INNAMORATI


    Data: 10/06/2017, Categorie: Etero, Sensazioni, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Le fronde dei faggi avvolgevano nel loro autunno i tetti spioventi di quel villaggio di montagna. Era come se il tempo si fosse fermato, come se nessuno più abitasse in quelle case antiche, fatte di pietra e di legno, dai muri grigi, dove persino i tordi ed i fringuelli di monte avevano cessato di dimorare, forse da secoli.Una sola manifestazione si svolgeva annualmente in quello sperduto gruppetto di case sparpagliato in mezzo ai monti. Era una sorta di parata malinconica, che si teneva all'inizio del mese di agosto, l'unico, forse, in cui il clima non pietoso di quelle montagne concedeva uno spiraglio ai tepori vaghi dell'estate. Per l'occasione, la gente passeggiava in costume lungo le poche strade serpeggianti del villaggio, che parevano sentieri; potevate imbattervi in uomini vestiti come nel Settecento, che portavano dei tricorni sul capo e reggevano le briglie di qualche bel cavallo baio, nonché in donne in costume, giovani e avvenenti, che portavano il rossetto sulle labbra e avevano i capelli biondi naturali, come non era raro nei paesi germanici.La voce sperduta di una campana lontana riscosse la bella e cara Lillé dal suo sonno pieno di sogni. Le era parso che le passassero accanto due giovani amanti, che si tenevano per mano, mentre uno stormo di colombe bianche si levava in volo... Aveva visto la giovane innamorata tenere nel pugno un mazzo di rose scarlatte, mentre il suo amico del cuore le baciava la mano.Lillé si raccomodò i suoi bei boccoli da ragazza di ...
    vent'anni. Stava seduta sulla sedia a dondolo, tutta di legno, che un suo antenato aveva confezionato a mano, molto, molto tempo prima. Il camino che le stava dinanzi era spento; in esso, il fuoco aveva bruciato a lungo i rami di un vecchio rovere e di un faggio, prima di spegnersi nei suoi muggiti minacciosi e rossastri. Poi, la bella si alzò, s'incamminò verso la finestra, che era aperta, spalancò le imposte di legno, che cigolarono vagamente sui loro cardini. Dinanzi a lei, si disegnavano i tetti aguzzi delle poche case del villaggio, che sembravano di legno; al di sotto, nella piccola piazza, al centro del quale spiccava una fontana di marmo bianco, vi erano dei fanciulli, che giocavano a girotondo ed intonavano delle filastrocche buffe e melanconiche, ad un tempo. Poi, quasi all'improvviso, s'udì la voce roca di una mamma, che chiamava il suo pargolo da una finestra remota: era ora che rincasasse.Poco dopo, ogni voce si spense, nella vaghezza del vento d'autunno. Oh, sì, le foglie vizze e dorate della stagione più vaga dell'anno si potevano scorgere quasi in ogni dove. E gli sguardi assorti, pieni di mistero, di Lillé si confondevano con i lucori di quel cielo autunnale, nel quale non volavano nemmeno le aquile delle Alpi, no... Non vi volavano né i fringuelli, né le rondini e le poche penne bianche e nere di qualche fagiano di monte, al pari delle voci stridule e sognanti di quella specie d'uccelli, avevano lasciato il posto ad un silenzio rotto soltanto dai muggiti della ...
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