1. Caccia al tesoro


    Data: 17/06/2017, Categorie: Etero, Dominazione, Sensazioni, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    La musica era molto forte, ma se qualcuno si fosse concentrato, avrebbe potuto distinguere il ticchettio dei tacchi sul pavimento lucido del locale. Si avvicinò al bancone e si passò la mano tra i capelli lasciandoli ondeggiare con un movimento tanto naturale quanto studiato, era cosciente che così avrebbe richiamato decine di sguardi su di sé, sia di fidanzati che di single, ma non le importava. Se una donna non era in grado di tenersi stretto il suo giocattolo era giusto che un’altra lo usasse per divertirsi, non temeva in alcun modo vendette o scenate, sapeva bene che non avrebbe avuto il minimo problema a trovare un difensore ovunque si trovasse.«Un Manhattan» ordinò sicura al barista, non era il drink più noto, ma era uno dei migliori. Adorava quei sapori forti e giocherellare con la ciliegina, le rendeva ancora più facile fare sua la preda scelta. Lo prese e si andò a sedere al tavolo più isolato del locale, dove le sarebbe stato facile avere completa visuale. La sera non era delle migliori, il freddo non rendeva facile capire quello che le interessava. Gli uomini, benché non ne ritenesse tali neanche uno solo in quel bar, erano tutti avvolti nei loro giubbini, con addosso degli odiosi pantaloni pesanti, sarebbe stato un vero problema capirne le dimensioni di spalle e cazzo così, e a lei non interessava altro.«Sola? O aspetti compagnia?» disse un vibratore sedendosi al tavolo con lei. Lo fissò per un attimo e capì che aveva davanti l’ennesimo figlio di papà incapace ...
    di far provare un orgasmo anche facendo sbattere la sua donna da un intero paese africano. Fu allora che lo vide, parlava con due amici, una birra in mano, un’economica Peroni, un giubbino logoro e scolorito, delle mani grandi e la testa rasata, sembrava davvero un Uomo, chissà magari sarebbe riuscita a farla godere come avrebbe dovuto«Chissà che cazzo ha» sussurrò tra sé «Eh, modestamente. Ho spaccato parecchie fiche con il mio arnese, ma sei sempre così diretta? Non sarebbe il caso di parlare di altro prima di andare a fare un giro con la mia Porsche?» le scappò un sorriso di disperazione, meglio che piangere, si sarebbe sbavato il trucco«Tu, paga. Non sei buono a fare altro» disse sprezzante prima di alzarsi. Camminò senza incertezze verso la sua preda, quando si sentì tirare per un braccio«Tu a me certe cose non me le dici! Chi cazzo…aaahhhh!» l’urlo di dolore gli spezzò le parole in gola, si accasciò a terra dolorante«Quante scene per un piccolo calcetto, manco ti avessi arrecato un danno, tanto non lo sai usare» si voltò e ora tutti la osservavano, l’urlo aveva richiamato l’attenzione. Era bruciata, non era più il momento, uscì dal locale e raggiunse la macchina maledicendo la sorte. Il bambino viziato le aveva rovinato tutto, ora doveva cercare un altro locale per trovare qualcuno con cui divertirsi. Parcheggiò non lontano dalla sua nuova destinazione, scese percorrendo a piedi i pochi metri rimasti. Una donna sola, in mezzo alla strada, in tarda notte, istintivamente ...
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