1. LA CAMORRISTA PARTE SECONDA. IL RITORNO.


    Data: 18/06/2017, Categorie: Saffico, Etero, Orge, Dominazione, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    CAPITOLO 16- SECONDA SERIE.[Questo è un racconto di pura fantasia, ogni riferimento a persone, luoghi o cose è puramente casuale o usato a fine di creare un contesto realistico, ma non reale.]Io e Stella vivevamo reclusi nella gabbia dorata sotto casa di DonnaRosa. Lei era la boss del quartiere, era la capa. Ormai il clan, il suo clan, era in mano alle donne. Lei comandava. Incy, Masolina e la Raffa erano le sue vassalle. Spadroneggiavano e facevano la bella vita. Soldi, vestiti, leefting, coca, champagne, donne, gigolò, uomini. Feste e potere. Soldi e violenza. Sotto la guida delle donne tutto però filava liscio, affari, mazzette, corruzione, appalti, droga. Comandavano tutti e tutto. DonnaRosa si infatuò di un ballerino spagnolo, ci perse la testa, lui era uno stronzo, un bel tipo, basso, ma atletico, sexy, scopavano, si baciavano in pubblico fra la gelosia di Stella e la mia indifferenza. Riis si chiamava lo spagnolo era un tipo brillante e faceva soffrire Rosetta, per quanto possibile, la teneva sulla corda, litigavano, si riappacificavano, ballavano, scopavano, lei lo copriva di soldi, gioielli e vestiti. Stella era gelose, litigate, bronci, Rosetta che la chiudeva sotto casa e lei urlava tutta la notte, furiosa, maledicendo Riis. Io me la godevo, non avevo impegni o cose da fare, avevo soldi in tasca(o comunque non pagavo quasi niente, mangiavo bene, ero sempre vestito nelle boutique dove si serviva DonnaRosa). Giocavo alla play in casa o quando Lei me lo concedeva ... uscivo con Gegè. Andavamo al mare o a trovare Incy e Ricetto.Una sera DonnaRosa piombò nel mio appartamento. Erano giorni che non la vedevo, passava sempre più tempo con Riis e con Stella. Si era fatta qualche altro ritocchino al volto ed era elegantissima: stivali di pelle D&G, vestito Valentino color crema, foulard Hermes da 2000 euro e una scia di profumo da togliere il fiato.“Come va, dolcezza?” mi chiese.“Oh, bene Signora, direi...a cosa debbo l'onore della visita?”“Siediti. Ho novità per te.”“Oh, buone, Signora? Mi lascia tornare dai miei, alla mia vita?”lei scosse la testa, aveva gli occhi duri, si accese una sigaretta e mi soffiò il fumo in faccia. Ero abbattuto, mi sentivo a pezzi. Cazzo, la mia libertà! La mia libertà quando l'avrei riacquistata?“Ho deciso che ti sposerai.”“Cosa? Con chi? Ma perché?...cosacazzo...”lo schiaffò volò rapido e mi prese in piena faccia.“Zitto. Coglione! Questi sono ordini e tu non ci puoi fare un cazzo! Io sono la boss. Te ne sei forse dimenticato?” e dalla borsetta estrasse una pistola. Piccola, ma una cazzo di pistola.“Qui io ordino e tu esegui. O sai cosa rischi.” ed indicò la pistola.Deglutii a vuoto. Mi venne da piangere. Lei mi fissava sprezzante. Mi gettai ai suoi piedi.“Signora! La prego, questo no! Cosa c'entro io?! Mi lascia andare sa benissimo che non parlerò mai, mica sono scemo? Se mi lascia libero avrà il mio silenzio eterno. Sarò una tomba! Lo giuro!” dissi baciandole i piedi. Lei mi scalciò via come un cane:“No, non posso ...
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