1. APPARTENENZA (prima parte)


    Data: 10/08/2017, Categorie: Gay / Bisex, Autore: boreetoah, Fonte: Annunci69

    Premessa : ho dovuto dividere il racconto perché obiettivamente troppo lungo. Questa prima parte non ha contenuti erotici. Erano due anime in pena. A 14 anni avevano già vissuto sofferenze che nessun ragazzo di quell’età dovrebbe conoscere. Fulvio non aveva mai conosciuto il padre. Se n’era andato non appena sua madre lo aveva informato di essere incinta. Sparito. E da allora non se ne era saputo più nulla. Anche i familiari non ne parlavano. Si mormorava fosse emigrato da certi parenti in Francia. Poco importa. Anna decise di tenere il suo bambino contro tutti e contro tutto. Aveva 21 anni. Giovane, ma non proprio sprovveduta. Se i genitori di lui non ne volevano sapere, i suoi non facevano salti di gioia. GA_googleFillSlot("Annunci_300x250"); Ma l’aiutarono a terminare gli studi. Tenevano Fulvio con loro mentre lei seguiva le lezioni o faceva tirocinio. Era una ragazza in gamba e riuscì a diventare assistente sociale nei tempi stabiliti. Intanto il bimbo cresceva bene, accudito dai nonni materni, senza che nulla gli fosse fatto mancare,tranne il vero affetto. L’amore che Anna gli dava era immenso; purtroppo non suppliva le carenze di un’intera giornata passata con chi ti considera un peso,un intralcio, un incidente. Era piccolo Fulvio, ma i bambini, seppur molto piccoli, hanno un istinto particolare e capiscono subito se sono amati e quanto. Aveva quindi imparato ad essere buono, a dare il minor disturbo possibile, a stare solo. Piangeva rarissime volte e non reclamava la ...
    continua presenza degli adulti accanto a sé. Crebbe taciturno e solitario. L’asilo, la scuola materna, gli altri bimbi che conobbe non riuscirono a cambiare questo suo atteggiamento. Anna non sapeva più che fare. Lo amava quel figlio che era arrivato per caso e al quale non aveva saputo rinunciare. Lo amava più di quanto potesse credere. E sapere di non essere in grado di dargli anche l’amore di quel padre da poco, ma pur sempre padre, la faceva sentire impotente. Nonostante i suoi studi che comprendevano conoscenze di psicologia non riusciva a colmare quel vuoto. Quella assenza così presente. Fulvio crebbe così. Con la certezza di essere stato rifiutato. Lui e la madre. E con un terribile senso di colpa. Colpa. Che colpa poteva avere? Nessuna! Ma un bimbo che strumenti ha per capirlo? Un bimbo si forma su ciò che gli viene detto, su ciò che gli viene trasmesso. Una parola affettuosa, una carezza, un sorriso. Non costano nulla a chi li elargisce, ma non hanno prezzo per chi li riceve. Quando compì sei anni, Anna vinse un concorso pubblico in un'altra provincia a circa cento chilometri. Era un posto sicuro, non poteva rifiutare, e si trasferirono. Nuova città, nuova vita. Ma non nuove amicizie. Fulvio restava un bimbo silenzioso e appartato che le maestre non riuscivano a integrare nella vita di classe. Era intelligente e amava imparare. Iniziò a rifugiarsi nei libri, vivendo le avventure che vi erano narrate, immedesimandosi nei personaggi, abitando i luoghi descritti. I suoi ...
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