1. Ribelle


    Data: 12/08/2017, Categorie: Etero, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Si, sono una femmina ribelle. Del tutto refrattaria all’autorità. Una che non si lascia domare, ma che all’occorrenza sceglie di farsi dominare. In quanto donna, lo concedo solo ad un uomo. Non alle brutte copie, gli omuncoli. E lui è un grand’uomo. Uno tutto d’un pezzo. Un professionista con il quale ho collaborato molto spesso negli ultimi mesi. Sempre con ottimi risultati. Il suo tono nei miei confronti rivela grande professionalità e distacco. E’ abituato a trattare situazioni nelle quali la sua bravura nella mediazione, fa la differenza. L’atteggiamento sicuro, pacato e misurato è il suo marchio di fabbrica. Tanto da dovermi sforzare di non sentirmi in soggezione davanti a lui. Abituata a strappare un’occhiata fremente anche dal più impassibile uomo d’affari, starmene davanti a chi sembra guardarmi con sprezzante distacco, mi rende nervosa. Ma ho ancora bisogno di lui. Quindi decido di chiamarlo e fisso un appuntamento. Mi riceve nel pomeriggio.Il suo studio è vuoto, è giorno di festa. Un patrono qualsiasi ha il potere di lasciare a casa folle di dipendenti, in uno stato che ancora ci ostiniamo a chiamare laico.Mi fa accomodare nel suo ufficio, chiude la porta. Gli illustro il nuovo problema, con l’usuale calma, mi profila le possibili soluzioni. Una scrivania ci separa, ma ormai arresa alla sua precedente indifferenza, non faccio caso a nulla. Quasi non mi accorgo che da qualche minuto mi sta fissando, con uno sguardo diverso. Si è indurito e non mi molla. Silenzioso ...
    mi guarda. Ha il potere di farmi sentire a disagio. Mi spinge a dubitare che mi sia sfuggito uno sproposito. “C’è qualcosa che non va?”. Lui non risponde. Mi rivolge un mezzo sorriso. Aspetto qualche istante ancora.“E se ti dicessi che non ti ho fatta venire qui per lavoro?” Sono turbata, incuriosita, furiosa. Mi sta facendo perdere tempo, mi sta sfidando o si sta prendendo gioco di me ? “Non capisco.” gli dico rivolgendogli uno sguardo feroce. Sbuffa sorridendo, si alza lentamente e si dirige verso di me. In piedi alle mie spalle, si china e mi sospira all’orecchio “Non credo tu sia così ingenua da non aver capito.” La sua voce ferma e il suo fiato soffiato al mio orecchio mi fa rabbrividire di piacere. “Mi hai sempre ignorata”, rispondo. Senza sfiorarmi, si sposta nell’altro orecchio, annusandomi i capelli. “Solo perché un uomo non si fa vedere mentre ti guarda, non significa che non ti abbia immaginata nuda, nei più piccoli dettagli” . Sorrido, questo è l’avvio al mio gioco, quello nel quale so di essere una maestra. Punto i piedi a terra e stringo i braccioli della sedia, per darmi la spinta necessaria a girarmi. Ma lui mi ferma. Mette le sue mani sopra le mie, le tiene salde impedendo di muovermi. “No tesoro, sei nel mio ufficio, le regole le detto io” Finalmente, mi dico. Speriamo sappia il fatto suo. C’è da dire che la mia intraprendenza, è pari all’inadeguatezza maschile. “Alzati e appoggiati alla scrivania” La sua sfrontatezza mi eccita. Dandogli le spalle, alzo il ...
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