1. Iniziazione - 2


    Data: 12/08/2017, Categorie: Gay / Bisex, Autore: adad, Fonte: Annunci69

    Tornando a casa, mi sentivo ancora tutto in subbuglio per quella nuova esperienza. Per il resto del giorno, rimasi come istupidito, al punto che i miei mi chiesero se stavo male, ma io mi sentivo benissimo. Solo che continuavo a rimuginare su quanto era successo; ripensavo a Roberto, al suo cazzone enorme, così mi pareva, al suo calore, al suo odore, al tocco delle sue mani sulle mie palle, alla sega ce ci eravamo fatti, che lui mi aveva fatto, che io gli avevo fatto Mi sentivo ancora fra le mani il suo cazzo bollente, lo sentivo pulsare mentre sborrava e rivedevo il suo schizzo di sborra così abbondante, la sborra di una uomo adulto, così diversa dalla mia, così densa, appiccicosa e l’odore pungente Quella sera stentai ad addormentarmi: da un lato sentivo un’eccitazione febbrile, al ricordo del pomeriggio trascorso con Roberto, dall’altro come un senso di paura. Ma la sensazione del piacere provato perdurava ancora, al punto che nel bel mezzo della notte mi ritrovai eccitato a spararmi una lunghissima sega, pensando a lui, alla sua mano forte e delicata sul mio cazzo La mattina dopo, non avevo ancora deciso se tornare da lui. Certo, mi attirava l’idea di ritrovarmi con Roberto a toccarci nudi, ma mi sentivo dentro come un senso di paura e di imbarazzo. Non sapevo cosa fare. Improvvisamente decisi di sì, che ci sarei andato. Così, subito dopo mangiato, con la scusa di fare un giro al parco, uscii e inforcai la bici. Mia madre cercò di trattenermi, ma non volli sentir ...
    ragione: addussi che in casa faceva troppo caldo, che volevo andare un po’ al fresco vicino al laghetto, le tirai fuori tutte, purché mi lasciassero uscire. Col cuore che mi batteva all’impazzata, dopo dieci minuti suonavo alla porta di Roberto. Rosso in faccia e grondante di sudore, salii ancora una volta le tre rampe di scale, trovai la porta accostata ed entrai. Roberto era lì, ad accogliermi con un sorriso. “Ciao, sei puntuale. Vieni.” Era di nuovo in mutande, un minuscolo slippino bianco che spiccava, ben rigonfio davanti, sull’abbronzatura del corpo. Mi accolse con un bacio sulla fronte e un’arruffata di capelli; poi mi portò in salotto e mi offrì una coca. “Devi scusarmi, sai, - mi disse – ma ho un lavoretto da finire. GA_googleFillSlot("Annunci_300x250"); Tu accomodati intanto, faccio presto e sono da te.” Si sedette al suo tavolo da lavoro e continuò a scribacchiare su dei fogli, mentre io mi mettevo su una poltrona di fronte a lui dall’altra parte della stanza. Mi sentivo imbarazzatissimo, mi chiedevo cosa ci fossi venuto a fare lì, avrei voluto scapparmene via; ma intanto lo guardavo, guardavo le sue gambe allungate sotto il tavolo, il rigonfio degli slip, che ogni tanto lui allungava la mano a carezzarsi e sprimacciarsi distrattamente. Continuavo a sudare. Ad un certo punto, Roberto alzò gli occhi e sorrise. “Ti stai annoiando, vero?”, mi fece. “N no”, balbettai io, arrossendo un poco. “Ho quasi finito, non temere. Fa caldo, vero?” “Sì, un po’ ”, dissi io, rispondendo al ...
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