1. La mia vita senza di Me. (parte 5)


    Data: 13/08/2017, Categorie: Gay / Bisex, Autore: cinguettiintornoame, Fonte: Annunci69

    23 dicembre 2006. La mattinata si prevedeva burrascosa a causa del maltempo iniziato la notte scorsa, ma optammo lo stesso per recarci a Pieve. Lì ci lavora la cognata di mia sorella, ma io non avvertì nessuno della nostra visita e quindi non sospettai di un incontro sgradevole. Visitammo il paesino con tranquillità, dando spazio alle nostre emozioni in quei luoghi. A quel punto, la mia vita sarebbe stata divisa in due: l’amore eternato in Carmelo, e l’amore reale con Filippo. “Accetto come una croce”, queste erano state le sue parole, ma mica aveva accettato di diventare sommo pontefice, aveva accettato il titolo di parroco. La cosa che mi faceva stare male era non tanto la decisione, ma il non avermi consultato. Avrei vissuto l’amore con Filippo fuori dalla Sicilia. F: “Scendiamo giù, ogni qual volta vorrai. Ti renderò la persona più felice del mondo anche qui.” I: “Non è questo il problema, e tu lo sai Filì. Ma rimarrò con te, nel bene e nel male.” Ritornammo nel salone, e comunicai la nostra decisione: I: “Mio fratello ed io, rimarremo a Pordoi”. Andarono via tutti, rimasimo soli io, Filippo e don Lorenzini, anche lui si ritirò nella sua camera e fu allora che Filippo mi fece sedere su di lui ed iniziò a chiamarmi monsignorino, ci baciammo intensamente e fu allora che apponemmo dei sigilli al nostro amore. Andammo nella nostra camera, ci addormentammo. Pordoi 24 dicembre 2006. Ci alzammo presto quella mattina, perché una telefonata inquietante alle 06,15 era arrivata per ...
    don Lorenzini ed io l’avevo ricevuta poiché ero andato in bagno, dato che siciliano sono, e nessuno meglio dei siciliani può capire le telefonate minacciose da scherzi come ci fece intendere il prelato. Io nel pomeriggio suonai l’organo con delle musiche di Natale. Don Lorenzini si complimentò con me per la bella esecuzione dei brani. GA_googleFillSlot("Annunci_300x250"); Salì sul campanile della chiesa, c’erano più di sette campane, le allacciai con dello spago e le suonai prima ad una ad una, poi feci un piccolo concerto e la gente si affacciò dalla proprie case e dai negozi per vedere ciò che era successo. Alle 20,30 Filippo non era rientrato ed io gli chiamai per sapere quando avrebbe rincasato F: “Torno fra dieci minuti. Fammi trovare solo del semplice brodino, non ho molta fame.”, anch’io non avevo tanta voglia di cenare, bensì di trovare un po’ di intimità con Filippo. Suonarono al campanello, era Filippo, appena entrato mi baciò e mi chiese: F: “Siamo da soli? E’ già andato via don Lorenzini?” I: “Si. Siamo soli soletti. Ha detto che verrà alle 23,30. F: “Capirai presto il peso che abbiamo sulle spalle. Vorrei amarti.” I: “Fallo, non te lo impedisce nessuno.” A letto io e Filippo finimmo con il fare l’amore, mi baciava con i baci della passione e della tenerezza, io invece lo baciavo con i baci assatanati di sesso, lo desideravo come si desidera l’acqua con la calura estiva, infatti subito scesi nelle zone basse dove gli praticai una fellatio, il sesso gli si irrigidì ...
«12»