1. Venerdì


    Data: 07/09/2017, Categorie: Dominazione, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Perché ci siamo sentiti venerdì?Non riesco a ricordarlo, né mi ricordo cosa abbiamo detto di particolare.Eppure, qualcosa deve essere successo.Perché dopo... dopo ero pronta.Pronta per cominciare a correre.Una corsa troppo veloce per me, ma la strada era così invitante e il desiderio così convincente...E' andata così, tra una curva e una salita, ho incominciato ad assaporare la strada, a scegliere il percorso più eccitante.Una corsa lunga una settimana, una lunga settimana in cui è cambiata la prospettiva del mio sguardo su di te.E infine, eccomi venerdì di fronte alla tua porta.Incosciente, dico a me stessa, e lo sono veramente: non ho coscienza di quello che accadrà, non ho coscienza neppure del perché sono lì, in questo momento."Chiudi gli occhi e non aprirli finché non te lo dirò".Ad occhi chiusi in una stanza sconosciuta, aspetto, i sensi rimasti tesi per capire dove sono e dove sei, i tuoi movimenti sono il mio unico punto di riferimento.Un percorso che non capisco mi porta nella stanza da bagno."Spogliati e metti il vestito, poi aspetta".Bene, questa è la fine dell'inizio. Non è vero sai, che ci sia un solo sì, che sia sufficiente aver scelto una volta, per me.Anche adesso, devo scegliere con quali occhi guardare.Mi spoglio, mi vesto come vuoi tu. Ho scelto la mia maschera.Ma una maschera non è sufficiente, per recitare su questo palcoscenico bisogna sentirla dentro.Presto sei di ritorno e allora imparo qual e' la mia parte. Ora la ...
    maschera non serve più, io sono quello che sembro e appartengo a te.Cos'è il resto, se non una conseguenza? Ora non ci sono più scelte, ogni movimento che faccio, il dolore che provo, la paura che ho, tutto è solo quello che vuoi tu.Di tanto in tanto ho il tempo di riflettere, mi chiedo che sto facendo, vorrei che finisse tutto.Poi... poi tu sei di nuovo lì e non esiste più niente.Non ricordo il susseguirsi delle cose. Solo sensazioni che si accavallano nella mia mente, immagini che vengono a galla.Il tono secco della tua voce.La gentilezza di una coperta stesa a terra.Tu che mi prendi da dietro, i polsi agganciati alle caviglie.Il sottofondo del dolore continuo e sommesso delle tue mani dentro di me, mischiato agli strilli acuti e frizzanti delle gocce di cera.Il suono netto della frusta sopra la mia pelle.Le urla delle pinzette sui capezzoli zittite dai morsi dell'elettricità.Il fruscio morbido delle tue mani che si prendono cura della mia schiena.I miei capezzoli bruciano. Tremo.Mi muovi tu, mi usi, mi prendi e mi prepari per te: il tuo giocattolo, un oggetto nelle tue mani, un oggetto delle tue mani.Non so perché obbedisco, la punizione mi spaventa, ma non è questo.Obbedisco a te perché solo questo c'è adesso nella mia natura.E di nuovo, venerdì sarò per te.Non riesco a chiedermi il perché. Forse non ce n'è alcuno. Ma sorrido mentre salgo sul treno, lo stesso sorriso che hai fatto comparire sul mio volto attraverso smorfie di dolore.
«1»