1. Le mie bambine ed io, rapite, addestrate per essere schiave e puttane...


    Data: 09/09/2017, Categorie: Etero, Dominazione, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Tutto vero? Ma no! Neppure però solo fantasia. Il fatto è successo, da qualche parte del mondo e parecchio tempo fa. Il secolo è il ventesimo comunque, trasposto ai nostri giorni ed in Italia.La donna che mi ha chiesto di riscrivere un sunto dei diari di Sara ne è anche una discendente. Ha preteso che ne purgassi la maggior parte dei passaggi scabrosi, delle descrizioni troppo particolareggiate, che lo rendessi quasi neutro. I personaggi sono però gli stessi. Angela, la madre è stata violentata mentre era ospite di parenti, forse da un parente. Non ha nascosto la sua vergogna, non ha portate le gemelle ad una delle tante “ruote” ove i neonati venivano abbandonati quasi sempre a morire. In qualche modo ha cercato di dare loro un avvenire. Una puttana, tre puttane. Abbandonate ed anzi scacciate dalla famiglia la madre ha tentato. Ora esistono alcuni loro discendenti. Ha vinto contro famiglia ed ipocrisia,Dopo le poche ore trascorse senza neppure un francobollo addosso, mi hanno fatta rivestire di tutto punto. Roba mia, tutta, lavata, stirata e riposta nei cassetti da me a casa mia. Non mi interessa come abbiano fatto. Mentre mi svegliavo dal torpore della droga o cosa altro fosse, ho sentito, forse anche intravisto, due uomini portarle via. Vive, certamente vive. La mia speranza ed il mio timore è che sia stato un sogno. Spero siano al sicuro a casa, temo siano qui, morte magari. Hanno dovuto farmi una puntura per rianimarmi. Lo hanno detto i due uomini ed erano preoccupati, ...
    avevano esagerato con le dosi. Le gemelle sono così piccole, minute...mi rendo conto solo ora che il corridoio che percorro ancora un poco barcollante è largo, luminoso, meglio arredato del posto dove mi hanno fatto stare per farmi riprendere. Pochi passi. Uno dei tre bussa ad una porta, attende, la apre e mi indica di entrare. Non mi serve altro, mi precipito per quel che posso, forse sono qui,...no, no, non ci sono e quasi cado. Resto in piedi ma piango per la delusione.Solo dopo un attimo guardo l'uomo che mi sta fissando, e ce ne sono altri. Tre, o quattro, di tutte le età. Cinque con quello che ho notato per primo che è il più vecchio. Le mie figlie, dove sono? Lei chi è, cosa vuole, perchè? Mi interrompe con un gesto autoritario, chi siamo noi non ti deve importare, e per dirla tutta, non importa a nessuno chi siate state voi tre. Non siete più nessuno. Le mie bambine, grido, poi, davanti al suo silenzio mi scaglio su di lui con le unghie tese.Più che gli schiaffi, dolorosi, sono le loro voci a fermarmi: mamma. Mamma! No, lasciatemi...è Sara. Poi anche lei tace, per un attimo sento Lucia. Sospingendomi, trascinandomi per i capelli, mi porta avanti ad un vecchio monitor in bianco e nero, Lucia, Sara, grido. Mamma, dove sei, mamma! Poi lo schermo si spegne, voci ed immagini scompaiono.Sono vive, ma dove siamo? Perché siamo qui, cosa volete da noi? E scioccamente: badate, vi denuncio tutti, vi mando in galera! Una risata che mi annichilisce perchè è una risata allegra, ...
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