1. Non avrei dovuto (cap.3)


    Data: 13/09/2017, Categorie: Tradimenti, Autore: VViktor, Fonte: Annunci69

    Stavo succhiando il cazzo a mio suocero. Lo realizzai dopo qualche minuto in cui la saliva e il fiato corto avevano già preso la scena. Le mie due mani stringevano i suoi glutei, la mia testa si muoveva aiutata da lui. Infatti una mano mi accompagnava i movimenti avanti e indietro, senza forzarmi ma con decisione. L'altra mano l'aveva appoggiata su un albero. Mentre succhiavo immaginavo anche la scena vista da fuori. Chissà se i due stavano ancora scopando oppure si erano accorti di noi due e ora i ruoli si erano invertiti. Mi eccitava l'idea e il sentirmi così puttana e abbandonata al peggiore dei peccati. Mio suocero non si preoccupava molto, penso, perché si godeva il bocchino e continuava soltanto a tenermi la nuca e ogni tanto a sussurrarmi “brava” o “troia” o “come succhi bene”. Avevo una tetta di fuori, e i capelli avevano iniziato a sciogliersi dalla stretta della molletta. Sudavo, avevo la figa bagnata. In quel momento lui o chiunque avrebbe potuto farmi quello che voleva. Ma non successe. Vittorio sborrò forte, emettendo un rantolo e aumentando la pressione sulla mia testa. Mi tenette ferma a bere tutta la sua sborra, senza darmi modo di spostarmi. GA_googleFillSlot("Annunci_300x250"); Quando tolse il cazzo dalla mia bocca mi sentii svuotare, ma fu anche la fine di un tormento: stavo infatti soffocando. Tanto cazzo e tanta sborra. Mio suocero aveva un bel cazzo, non troppo lungo ma largo, con vene pronunciate e possenti. Non dicevamo nulla, lui rimase qualche ...
    secondo appoggiato all'albero, rifiatando e forse godendosi quella vittoria. Mi aveva fatta sua, mi aveva fatto cedere. Tanti anni in cui forse aveva soltanto aspettato questo momento. Ora cosa mi aspettava? Cosa sarebbe successo? Per un momento mi immaginai lui che mi chiavava contro l'albero, e tremai per quanto mi facesse eccitare. -Dobbiamo tornare dagli altri. Disse solo questo. La nostra famiglia erano diventati “gli altri”. Come la faceva facile. Non dicemmo una parola per tutto il tragitto di ritorno. Notai che i due amanti erano andati via, forse disturbati dalla nostra presenza o forse semplicemente perché anche lui si era svuotato dentro la sua femmina, come aveva fatto poco prima Vittorio. Immaginai la sua minchia venirmi dentro, e ancora mi bagnai e ancora avevo in mente l'immagine del suo cazzo e delle sue braccia forti quando tornammo ai nostri asciugamani, da mio marito e il resto della famiglia. -Non era granché oggi il pesce, ne abbiamo preso poco. Mio marito propose allora di passare dal supermercato, e io subito mi offrii di accompagnarlo. Avevo bisogno di staccarmi dalla presenza di Vittorio, di non sentire il suo odore e di non avere modo di vedere il suo corpo, le sue mani, il suo volto atrocemente persuasivo. Pranzammo tutti quanti in casa, senza stare nel terrazzo perché faceva davvero molto caldo. All'interno ci aiutavamo con un grosso ventilatore e l'acqua fredda. Vittorio e mio padre bevvero anche del vino bianco, e decisi anche io di berne un po', per ...
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