1. Immaginazione


    Data: 13/09/2017, Categorie: etero, Autore: black_swan-00, Fonte: EroticiRacconti

    Era autunno inoltrato nella città in cui Nadia abitava; l’ormai imminente avvicinamento della stagione fredda si manifestava, si insinuava nel ventoso e incerto clima di metà Settembre. Era già tarda notte, il sole lucente era tramontato molte ore prima, allontanandosi da quel luogo sperduto, abbandonando gli abitanti della cittadina alla sua compagna e lasciando, fuori dai rustici edifici, un inverosimile sapore di tranquillità, ma dal retrogusto amaro. Nadia dischiuse numerose volte gli occhi in quella notte travagliata, ed essi riuscivano a malapena a distinguere l’oscura finestra nella sua stanza, che, descritta da trasparenti lacrime, lasciava che si consumasse la prima pioggia dell’anno. A tratti ella riuscì a riassopirsi, ma quei brevi momenti di riposo durarono poco. Per l’ennesima volta Nadia si risvegliò, ma questa volta le accadde qualcosa di diverso. Adesso la ragazza era come in un’altra dimensione, non si sentiva più parte della realtà in cui aveva sempre vissuto: era completamente lucida, quasi sveglia, ma i suoi sensi non percepivano nulla di ciò che conosceva, nulla di concreto, ma solo fattori nuovi ed ignoti. Tutto risultò normale finché tenne gli occhi chiusi e rilassati, nel loro mondo d’oscurità. D’altronde a nessuno di noi è permesso vedere qualcosa quando, stremati dalle pesanti giornate che compongono la nostra esistenza, accostiamo le palpebre, in attesa della venuta del sonno, se non un primitivo e intenso buio, che presto lascia il posto ai viaggi ...
    notturni della mente, composti dai nostri sogni più profondi, le fantasie più proibite e le paure più celate. Almeno aprendo gli occhi però, Nadia sarebbe dovuta essere in grado di vedere qualcosa, avrebbe dovuto scorgere qualcuno degli oggetti presenti nella sua camera da letto, qualcosa che le risultasse familiare, terreno. Invece, quando in dormiveglia e nell’oscurità quasi completa della sua camera da letto riaprì un'altra volta quei suoi occhi stanchi, ella si rese conto di non poter vedere nulla. L’unico elemento che riusciva a discernere in mezzo a quell’anormalità che pareva immane, era nebbia. Una nebbia che le impediva sia di dormire, sia di tornare nella sua realtà; la teneva bloccata in uno stato di calma incertezza: non sapeva cosa le sarebbe accaduto, ma le varie e infinite possibilità non la spaventavano affatto, o almeno non per il momento. Nadia ricordava di aver lasciato la luce della stanza accanto accesa, prima di coricarsi, ma la sua vista escludeva del tutto la presenza di qualsiasi luce artificiale, e l’unico colore che scorgeva ora era un debole grigio verdastro: il colore di quella nebbia limitante, che sarebbe stato tutt’altro che rassicurante di giorno, nella vita reale, ma che adesso le trasmetteva quiete. Non riusciva nemmeno più a distinguere le forme dei mobili, che sarebbero state invece chiaramente visibili fino a poche ore prima, nell'atmosfera sicura che costituiva il riparo dell’abitazione alla sera. Il respiro della ragazza era regolare, ...
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