1. Il mio primo clistere erotico


    Data: 03/10/2017, Categorie: dominazione, Autore: ivan, Fonte: EroticiRacconti

    Il mio primo clistere erotico Avevo 35 anni circa e vivevo solo. Stavo viaggiando in treno, di primo pomeriggio e tornavo verso casa. Lei era seduta davanti a me. Avrà avuto più di 50 anni : aveva rughe attorno agli occhi e agli angoli della bocca che la rendevano molto interessante. Era alta, mora. Era l'inizio dell'inverno ed indossava un maglione a collo alto che non poteva, però, nascondere il suo seno importante. Aveva una gonna nera, stretta. Calze nere di rete sottilissima, tacchi alti e un nugolo di bracciali e di anelli pesanti. Occhi bistrati ed espressione di una che si prende tutto quel che vuole. Già sedendomi di fronte a lei l'avevo notato: emanava animalità e un fascino perverso. Aveva fra le mani un libro con la copertina rossa e, aguzzando gli occhi, riesco a leggerne il titolo. Era "La filosofia del boudoir" di De Sade. Arrossisco e lei se ne accorge. Non riesco a leggere il mio giornale; ogni volta che lei distoglie lo sguardo dal suo libro, i suoi occhi incontrano i miei. Ero già sconfitto e lei lo immaginava. Il rollio del treno ci cullava e lei iniziò a leccarsi il dito per girare le pagine, solo che ogni volta lo faceva con maggior insolenza ed esibizionismo. dopo poco cominciò anche a fissarmi la patta dei calzoni per verificare se i suoi movimenti avevano ottenuto qualche reazione. Fu proprio quello sguardo insistito diretto al mio membro che me lo fece indurire. Un lieve sorriso ironico di lei mi rimandò il messaggio che il mio imbarazzo era stato ...
    colto. Allora avvicinò una gamba alla mia, dapprima come se il movimento fosse inconsapevole, poi in modo sempre più insistente. Mi pareva che le altre persone dello scompartimento guardassero solo me. Le fermate si susseguivano e lei spiava ad ogni stazione se, io stessi per scendere. Quando arrivò per davvero la mia ero già in uno stato pietoso, sudavo. Lei si accorse che stavo per alzarmi e, piantando i suoi occhi dritti nei miei, disse: "Io scendo alla prossima. Sono anche fortunata, abito vicino alla stazione". Mi rimisi buono buono sul sedile, affidandomi alla sorte e a quel maledetto sortilegio che mi aveva legata a lei in pochi minuti. Lei si rilassò sullo schienale avendo avuto la conferma del suo potere su di me. Arrivati alla sua fermata, scese dal treno con l'aria da matrona e subito si girò per controllare se l'avessi seguita. Io avanzavo incerto, temendo di commettere una cosa troppo avventata. Lei, vedendo la mia indecisione, si girò rapidamente e mi prese per il braccio. "Non aver paura, ho capito che ti piaccio e tu piaci a me. Ci sono scariche elettriche che scattano fra le persone, a volte. Se hai qualche ora libera, ti prometto che non te ne pentirai." Poi, avvicinando la bocca carnosa e ricoperta di rossetto scuro al mio orecchio, sussurra." Sono una escort, ma non abbordo la gente sul treno, di solito. Di uomini ne ho fin che voglio e devo fare sempre quello che desiderano loro. A volte, punto qualcuno che mi pare obbediente, e tu lo sei, per portarmelo a ...
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