1. Al centro commerciale


    Data: 04/10/2017, Categorie: Autoerotismo, Dominazione, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Daniele vorrebbe vedermi vestita da scolaretta.E come si veste una scolaretta?Mi metto una minigonna anni ‘60, una camicetta bianca, calzettoni al ginocchio e scarpe da tennis nere. Ci vorrebbe un fiocco al collo per completare lo stereotipo, ma non ce l’ho. Poso davanti allo specchio, ma più che sexy mi sembro abbastanza ridicola. Tolgo calzettoni e scarpe e mi infilo le autoreggenti, così faccio contento ancheGabriele, e gli stivaletti.Mi torno a guardare: sì, sono piuttosto provocante (trovo che a rendermici siano le autoreggenti che arrivano appena sotto la gonna e le si distinguono come tali quando ad ogni passo più deciso o ad ogni minimo piegamento del busto il pizzo e la pelle nuda si mostrano inattesi), ma non eccessivamente, come mi vuoleStefano per il suo gioco, che ho deciso di fare.Tiro fuori dal fondo del cassetto il piccolo vibratore telecomandato che quelle cretine delle mie amiche mi hanno regalato qualche secolo fa. Gli cambio le pile e lo provo.Funziona.Me lo metto nella tasca della camicetta insieme a qualche banconota ed esco.L’aria fresca che finalmente è arrivata mi si insinua tra le cosce nude e mi dà un brivido.Corro alla fermata dell’autobus che sta arrivando ripensando alla cerbiatta che zompettava in piazza e constato contenta di non provare più invidia. Ora sono mie le gambe che tutti osservano furtivamente mentre salgo al volo, mentre oblitero e mentre me ne vado a sedere nell’ultima fila, in mezzo, come facevo da ragazzina, per lasciare che ...
    tutto il corridoio possa vedermi, mentre poi scendo dagli scalini ripidi facendo svolazzare in alto la gonna ed entro nella stazione ferroviaria, mentre aspetto il pendolino che mi porterà all’ennesimo nuovo centro commerciale con allegra musica di sottofondo e deprimenti facce che vi si aggirano.Salgo sul treno tra i primi, mi siedo a metà d’una carrozza ancora semivuota e senza pensarci troppo mi tolgo le mutande e le appallottolo nel taschino, da cui estraggo il piccolo fallo artificiale.Lo posiziono al suo posto... Nessuno mi ha vista.Un uomo mi si siede accanto. Mi squadra serio.Un ragazzo mi si sistema di fronte, cerca signorilmente di non urtare con le ginocchia le mie, ma mi sfiora ugualmente. Mi sorride. Ricambio.Una ragazza gli si accomoda a fianco.Il treno parte.Ho poche fermate a disposizione, quindi mi faccio coraggio e tiro subito fuori il telecomando. Sposto l’interruttore su 1.Niente.2.Niente.3, 4, lo muovo convulsa, me lo sbatto ripetutamente sul palmo dell’altra mano e riprovo a farlo scorrere su e giù.Ancora niente.I miei compagni di viaggio mi guardano incuriositi.Impreco sottovoce strizzando e torcendo la plastica, inutilmente.E poi accade l’inaspettato.“C’è lo sportellino aperto” mi dice il ragazzo.“Come?” Sobbalzo, non avevo previsto un’interazione.“Lo sportellino delle pile. È chiuso male.” Allunga una mano e me lo prende dalle mani. “Forse non toccano bene le batterie.” Apre e richiude il piccolo vano dopo aver sistemato con il pollice le pile, poi fa ...
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