1. Mia madre


    Data: 04/10/2017, Categorie: Incesti, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Da qualche tempo avevo iniziato a vederla come una donne, una gran bella donna, e non come mia madre. Era successo che stavo al solito bar, seduto a leggere il giornale visto che c’era poca gente. Tra ragazzi dietro di me avevano iniziato a fare dei commenti pesanti: «Hai visto quella che gran figa?»«Ha un culo da favola»«Quella è una vacca. C’è la scritto in faccia che è una vacca»Incuriosito mi girai, credendo di vedere chissà quale ragazza. Invece era lei: mamma. Sulle prima mi ero incazzato, e volevo dirgliene quattro a quei tre stronzi. Poi, invece, mi ero accorto che la cosa mi aveva eccitato da morire: il cazzo mi stava scoppiando nei pantaloni. Ero dovuto correre a casa, chiudermi in bagno e tirarmi una sega. Pensando a lei.Da quel giorno avevo iniziato a vederla come una donna. Una bellissima donna.Avevo iniziato a spiarla. Quando in camera sua si spogliava o si rivestiva. Quando era sotto la doccia. Quando eravamo al mare e si levava il pezzo del costume di sopra per non avere il segno del reggiseno nell’abbronzatura. Quando a casa, per stare comoda, si metteva magliette larghe o vestiti che non usava per uscire, e guardando con attenzione si vedevano le cosce e le tette. Guardavo e mi segavo. Quattro, cinque volte al giorno se non di più. Appena lei usciva per andare nel negozio di abbigliamento dove lavorava io mi mettevo sul letto, tiravo fuori il cazzo e iniziavo a segarmi. Immaginavo lei nel letto con me, mentre le scopavo come una vacca. Lei che la dava ai ...
    suoi fornitori o al suo capo. Immaginavo i clienti che si chiudevano nel negozio con lei e facevano delle grandi ammucchiate. La pensavo nelle situazioni più umilianti e degradanti. Più erano umilianti, più mi eccitavo. Quando proprio mi scoppiavano le palle sborravo nel flacone del suo bagnoschiuma, eccitandomi al pensiero di lei che, sotto la doccia, si passava il mio sperma sulla pelle.Poi avevo iniziato a fotografarla. Un po’ vanitosa lo è sempre stata, e non perdeva occasione per mettersi in posa. Scatti e scatti con la digitale. Alcuni li stampavo e poi, mi ci segavo sopra. Altre foto le facevo di nascosto. Mentre era in doccia. Oppure quando, sul divano, lasciava le cosce un po’ scoperte. Tutte le foto erano in una cartellina sul mio pc, e quelle più eccitanti (nonostante si vedesse poco) in una seconda cartella che avevo chiamato, con molta fantasia, xxx. In pochi mesi il mio rapporto con lei era cambiato. E volevo che cambiasse ancora. Da quando, molti anni prima, papà era scappato con una francesina, ed era andato a vivere in Normandia, l’avevo sempre vista come una mamma. Ora non più. Ora era una donna. Con i capelli nerissimi, lunghi, lisci. Con i suoi 46 anni portati splendidamente. La sua pelle sempre abbronzata, frutto di ore ed ore sotto le lampade di un qualche centro estetico. Quel culo che bucava i jean o qualunque vestito portasse e risaltava in maniera arrapante. Le tette, che ormai mi sognavo anche la notte. Quelle labbra che avrei tanto voluto avere sul ...
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