1. Io, Ivan e suo padre


    Data: 09/10/2017, Categorie: Gay / Bisex, Autore: prossi, Fonte: Annunci69

    Avevo solo 15 anni ed ero di una timidezza spaventosa. Mio padre era un tipo molto rigoroso, burbero, con una voce tonante che mi faceva molta paura. Anche se non mi ha quasi mai picchiato ne ho sempre avuto un terrore tale che ho sempre cercato di rigare dritto, ma soprattutto mi ha incutito un senso di inadeguatezza, di inferiorità nei confronti degli altri sia giovani che adulti con i quali riuscivo molto poco a comunicare. Così stavo quasi sempre per conto mio, parlavo poco dovevo apparire agli altri così triste e iellato che se ne stavano alla larga. Quando in classe arrivò Ivan, gli insegnanti me lo piazzarono nel mio banco perché sapevano che non mi sarei lamentato. Ivan era slavo e, benché parlasse abbastanza bene l’italiano, aveva quel tipico accento zingaresco che a molti da fastidio, specialmente a certi razzisti che anche nella mia classe non mancavano. Era giunto in Italia e dopo essere stato a Roma e a Milano suo padre che era, non so se fosse vero, un diplomatico venne trasferito nella mia città. Diceva di aver girato molte città del mondo: Londra, Berlino, Atene, Parigi, ma Ivan era uno che la sapeva lunga e in poco tempo era riuscito ad attrarre l’attenzione degli altri, anche dei più razzisti. Intorno a lui, nei momenti di libertà, si formavano capannelli ad ascoltare le sue avventure. Diceva di aver conosciuto personaggi famosi del mondo dello spettacolo, raccontava aneddoti e storie vissute che si lasciavano ascoltare. Biondo, occhi azzurri, non molto ...
    alto, 170 cm al massimo, aveva nel sorriso il suo punto forte e, probabilmente, lo sapeva e all’occorrenza sapeva quando spalancare la bocca e mostrare la sua bella dentatura per annientare le resistenze altrui. Io ero talmente timido che non ero riuscito dopo anni di scuola a crearmi una sola vera amicizia tra i miei compagni, ma Ivan fu per me come un papà. Mi stava di sopra, mi voleva sempre accanto come a dire agli altri: lui è un mio protetto e guai a chi lo tocca. E a me la cosa mi dava forza e gliene ero grato. GA_googleFillSlot("Annunci_300x250"); Poi mi coccolava con abbracci affettuosi e durante la ricreazione non mancava mai di comprare anche per me brioche, biscotti, gelati. Quella mattina mi chiese di andare a studiare a casa sua e io come al solito all’inizio tentennai, ma quando lui insistette e mi sorrise non seppi come rifiutare. Così di pomeriggio studiammo assieme a casa sua. Ivan mi aveva detto che i suoi si erano divorziati e che lui era rimasto a vivere con suo padre di cui non mancava mai di parlare come la persona più importante della sua vita; aveva per lui parole bellissime. A casa sua eravamo da soli poiché suo padre era a lavoro. Quando finimmo i compiti Ivan preparò delle brioche con la nutella e del succo di arancia. Mi sentivo veramente voluto bene e a mio agio con lui che aveva poi quel modo di fare affettuoso fatto di abbracci, strette e carezze sui capelli. Ivan era un chiacchierone tale che non riuscivo proprio a stargli d’appresso, mi estasiava ...
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