1. L'estate di Florian


    Data: 10/10/2017, Categorie: Gay / Bisex, Autore: BlackInk, Fonte: Annunci69

    Era un estate di tanti anni fa. Una di quelle estati interminabili, passata tra le varie case di zii, cugini, nonni; sballottato tra la pianura, la campagna, il mare e il lago. Adesso penso che fossero interminabili, visto che le vacanze durano solo pochi giorni e i pensieri le affollano più che i divertimenti, ma a quel tempo mi sembravano corte e compresse tra la fine dell’anno scolastico e l’inizio del successivo. I giorni volavano felici e spensierati mentre il mio corpo mutava e le vibrazioni che lo attraversavano si stavano amplificando. Finita la quarta superiore mi fiondai in treno in Riviera a casa dello zio Giuseppe e della zia Ennia. Ormai ero un cliente affezionato del loro “hotel” e facevo stretta comunella con Silvio, loro figlio e mio cugino. Le spiagge e i vicoli del centro ci avevano visto crescere, i commercianti ci conoscevano tutti e avevamo la nostra nutrita compagnia di vecchi amici e nuove entrate. Ogni anno qualcuno portava qualcuno e si faceva amicizia in fretta. Non era ancora l’epoca di smartphone e social network, così non sempre a fine stagione si riusciva a restare in contatto con i nuovi membri o le meteore. Ma andava bene così. Avevamo la memoria dei pesci rossi, ogni giorno quella piccola cittadina ci sembrava nuova. Quell’anno la novità si chiamava Florian, tedesco di Essen. Figura pienamente teutonica, tipico esempio della razza ariana. Alto, biondo, viso squadrato, portamento altero e bravo in tutti gli sport da spiaggia. Peccato fosse ...
    rigido come un manico di scopa quando si trattava di ballare e parlasse come la macchietta di Sturmtruppen: “Uno spaghetten mit cranchio.” diceva al cameriere. Eravamo talmente tanti che non avevamo bisogno dell’animazione: eravamo noi l’animazione di tutta la spiaggia. GA_googleFillSlot("Annunci_300x250"); A volte un po’ esagerati, spesso troppo sguaiati ma mai siamo caduti nel vandalismo. Non ci interessava “marcare” il territorio con tag, incisioni o scritte varie; non ci interessava rovinare la città, perché quella città era parte di noi e noi parte di essa. Eravamo in quell’età in cui tutto si scontra e s’incontra, in cui parli di politica e di cartoni animati, di compiti e di sesso. Il sesso, però, stava diventando l’argomento principale dei nostri discorsi, sia maschili che femminili. Sentire di nascosto quelle ragazze, che conoscevo fin da quando avevamo il ciuccio, parlare di ditalini, seghe, pompini e delle dimensioni di questo o quello, mi faceva sentire un po’ in imbarazzo. Mio cugino Silvio, muscoli sempre ben tesi e pelle sempre abbronzata dalla vita marittima, era uno tra i più spettegolati e desiderati dalle ragazze e ragazzine, che lui prendeva e lasciava come caramelle appena assaggiate. Ma quell’anno Florian gli stava rubando il centro del palcoscenico. Il suo fisico statuario, la sua provenienza estera, i suoi occhi tanto azzurri da essere quasi trasparenti stavano minando la mascolina strapotenza di Silvio. Pur non essendo più il re incontrastato di ...
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