1. Cadorna, stazione di Cadorna


    Data: 10/10/2017, Categorie: Trio, Dominazione, Autoerotismo, Etero, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    “Stupida! Ma chi me l’ha fatto fare?”. Per l’ennesima volta Silvia si ripeté la domanda mentre, immobile sulle mani e sulle ginocchia, fungeva da soprammobile nel salone. Nuda. Fatta eccezione per le scarpe che portava quella sera in metropolitana. Con un bicchiere di acqua colmo fino all’orlo sulla sua schiena."Mi sto chiedendo come saresti vestita solo di queste scarpe".Era stata la seconda frase che lui le aveva rivolto. E adesso…­- - -L’avevo vista da lontano quella sera nella calca della stazione di Cadorna. Camminavo su e giù per i binari aspettando l’arrivo del mio treno e quando, giunto alla fine della pensilina mi voltai, la prima cosa che notai ancora da molto lontano furono quei tacchi infiniti, le gambe slanciate, un tailleur elegante, un caschetto castano. Continuando a camminare allo stesso ritmo mi avvicinai passandole dietro, le gambe erano leggermente più grosse di quello che apparivano da lontano, ma quelle scarpe aperte dal tacco alto, una cinghietta ad avvolgere la caviglia, le rendevano egualmente belle da guardare. E poi, in quei primi giorni di primavera, mi piaceva ammirare quella pelle nuda, libera dai collant. Il giro successivo le passai davanti. La guardai in faccia. Un viso delizioso, dolce, ma anche determinato. Gli occhi scuri, gli zigomi alti, un naso sottile proporzionato, due labbra appena macchiate di rossetto, sottili, dal taglio pronunciato. I sui occhi incontrarono i miei.Il giro, questa volta, fu più breve e quando ripassai alle sue ...
    spalle mi fermai, appoggiandomi con la schiena al muro. Due metri avanti a me, lei scriveva sul suo blackberry frenetica, ogni tanto si metteva brevemente a camminare e ogni volta che si girava per qualche breve istante incrociava il mio sguardo.Arrivò il treno. La scritta sul tabellone diceva Molino Dorino. Non ero il mio e rimasi appoggiato al muro. Non era neppure il suo. Quando le porte si aprirono e una fiumana di gente si mischiò chi per scendere chi per salire sul vagone, lei indietreggiò di qualche passo. Il sedile di marmo alla mia sinistra nel frattempo si era liberato, lei fece per sedersi sull’ultimo posto a destra, ma anch’io mi ero mosso e fu costretta a spostarsi un pochino a sinistra, mentre io mi sedetti al suo fianco. Presi il libro che avevo nella borsa e cominciai a leggere qualche pagina, mentre lei, finito di spedire una mail scorse la rubrica e cominciò a telefonare."Ciao tesorino come stai? Io ho appena finito in ufficio e sto tornando a casa. Una giornataccia, ma sono comunque riuscita a finire quella relazione…".Nel frattempo aveva accavallato le gambe e la sua caviglia sinistra aveva cominciato ad arcuarsi al ritmo delle parole. Guardai il piede, ben curato, le unghie smaltate, mentre a intervalli regolari sfiorava il mio pantalone. Il tabellone segnalava 2 minuti al treno per Bisceglie. Spostai impercettibilmente un po’ la gamba verso sinistra e dopo qualche istante senti la scarpa che sfiorava l’orlo."… allora, la prossima settimana dovremmo riuscire ...
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