1. 156 - Anthology Alessia - Io, Agata, i suoi fratelli e il prete


    Data: 10/10/2017, Categorie: Etero, Trio, Incesti, Orge, Saffico, Autoerotismo, Gay / Bisex, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Il ritorno a casa fu traumatico, il cambio di tipo di vita, mi fece arrivare sull’orlo della depressione. Attesi per molti mesi di ricevere una telefonata per una nuova meta, poi, dopo aver presentato mille curriculum, trovai finalmente un lavoro. Commessa in un negozio d’alta classe che vendeva abbigliamento griffato, sia maschile sia femminile e anche accessori, tipo: Borse, cinture, scarpe, foulard e un sacco di altre cose. Non era un lavoro così gratificante, ne come soddisfazioni lavorative, ne dal punto di vista prettamente economico, ma quello c’era e quindi decisi di accettare. Con me c’era un’altra commessa, una bella donna sulla trentina, che vestiva in modo molto sofisticato, con ostentata eleganza e anche piuttosto audacemente. Nel retro, una sarta, sui sessant’anni, lei modificava i vestiti, i pantaloni, le giacche, insomma tutti i capi che dovevano in qualche modo essere rettificati e adattati al fisico dei clienti. Da una scala si scendeva nel sotterraneo, dove un giovane ragazzo si interessava del magazzino, sistemando capi d’abbigliamento e anche stoffe e gadget vari. Il negozio era molto ampio, arredato con mobili piuttosto retrò che facevano venire in mente i vecchi film degli anni cinquanta. Il pavimento era di parquet color noce chiaro ed era parecchio consunto specie nei pressi del banco di vendita. Un soppalco, chiuso con dei vetri trasparenti e, dall’interno, da tende veneziane dalle quali si vedeva spesso comparire l’occhio indagatore ...
    dell’amministratrice e proprietaria. Quest’ultima era una donna arcigna, magrissima, con il corpo e il viso sicuramente modificati da un abile chirurgo. Poteva avere sui settant’anni ma ne dimostrava una ventina di meno. Era una donna che parlava con la bocca stretta, con la erre moscia mettendo spesso davanti alle parole una a prolungata. Era anche molto supponente e soprattutto era tanto antipatica a tutto il personale e forse anche ai clienti. Con il dovuto rispetto per una grande attrice, la nostra proprietaria assomigliava, nei comportamenti, a Meryl Streep ne: “Il diavolo veste Prada” .Dopo i primi stipendi, decisi di prendermi un all’oggetto per conto mio e con grande rammarico dei miei genitori, mi trasferii armi e bagagli. Il mio nuovo alloggio era rappresentato da un bilocale con i servizi, a pian terreno. Era in pratica un enorme monolocale, diviso in metà da una grande vetrata in cristallo zigrinato, al centro della quale c’era una porta del tipo “inglesina” in legno color noce chiaro e piccoli rettangoli di vetro smerigliato di color azzurrino chiaro che dava accesso alla camera da letto. L’ingresso living dava direttamente nella cucina, divisa idealmente in metà. A destra la cucina attrezzata con un tavolo e le sedie, a sinistra invece un divano in pelle scura di fronte al quale si trovava un bel televisore quarantadue pollici. Mensole, quadri e mobili scuri alle pareti completavano lo spartano arredamento. In effetti era stato totalmente arredato con mobili moderni, acquistati ...
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