1. Un cenno d'intesa


    Data: 10/10/2017, Categorie: Etero, Sensazioni, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    In questo momento sono accomodata allo scrittoio ed esamino i vari plichi che l’assistente mi ha consegnato mentre sto sorseggiando il caffè. L’impianto stereo crea una bella e gradevole atmosfera distensiva e rilassante, perché in sottofondo si sente il brano “High and Mighty” di John Scofield che io peraltro adoro, eppure in quest’istante lo ignoro, fino a quando il suono di quel pezzo s’inserisce prepotentemente dentro di me avvolgendomi e trascinandomi. Note musicali e richiami apparentemente lontani riemergono, per il fatto che sembrano scritti da noi, la musica è coinvolgente e invitante, quella magia di note e di poesia sembra nata come una colonna sonora al nostro amarci, sì, perché siamo noi, l’angoscia, l’ossessione e il panico che c’invade, ma che ci sorregge confortandoci azzardata e rischiosa a ogni incontro, dal momento che il cuore è in perenne parapiglia, in continuo scompiglio, con quello sguardo alienato e dissennato di chi non riesce a opporsi né a resistere alla tentazione che emerge. Quell’insensata dismisura, quell’irragionevolezza e quella stoltezza che ci libera l’intelletto dalla sistematicità lasciando all’essere vivente l’impareggiabile e la straordinaria conduzione, soltanto l’istinto, il senso d’appartenenza, il bisogno obbligatorio che ci spinge a combinarci fondendoci in maniera audace, imprudente e spericolata. Noi che non ci apparteniamo, perché siamo diversi come il sole dalla luna, eppure inseparabili e somiglianti, però amanti, sì, questo ...
    noi siamo: cuori in tempesta e in tumulto, anime dominate da una necessità d’emozioni che oltrepassa il senso di colpa.Noi due siamo come due corpi affamati che si calmano rabbonendosi unicamente dopo l’amplesso, i cervelli rimangono scompigliati e sconvolti dalla passione, giacché vivono nell’attesa dell’arrivo d’una nuova fusione. Pensieri che filtrano indecenti e intriganti, richiamando in tal modo alla mente l’ultimo intreccio di membra imbevute d’affamata golosità. In realtà è passato soltanto un anno dalla prima volta che t’ho visto, così inesperto e spudorato, con quell’espressione beffeggiata e convinta, quel sorriso impertinente con il quale tu m’hai avvolto affascinandomi mentre ci presentavano accanto all’androne del sorvegliante:“Loredana, ti presento il nuovo direttore di marketing, il referente di cui ti avevo parlato”.Quel sorriso amichevole e benevolo, in effetti, mi è entrato nell’addome così come un maglio d’acciaio e non ho più avuto scampo, perché tu non hai dovuto faticare né sforzarti molto per ottenere la mia resa, giacché facevo parte di te addirittura molto tempo addietro che tu me lo domandassi. Io ero allettata da te, incorporata nella tua epidermide, disorientata e spaesata nelle tue riflessioni, frastornata e sconcertata da quelle innumerevoli trepidazioni fino a quel momento per me anonime e inesplorate, perché ricordo quei primi approcci irridenti, con quell’ironia usata per sottintendere l’attrazione, il tuo provocarmi con quegli sfioramenti e ...
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