1. Ho voglia di un caffè-Le storie di Laila


    Data: 11/10/2017, Categorie: etero, Autore: Laila R., Fonte: EroticiRacconti

    Stazione di Ancona. Mi chiamo Laila R. Sono le 5,30 della mattina e mi trovo sola nella sala d’attesa della stazione. E’ inverno. Mi accorgo che il freddo è veramente pungente; un vento di tramontana soffia da sotto le porte della sala d’attesa e penetra all’interno della stanza, riscaldata a malo modo con vecchi sifoni, provocando una strana sensazione di caldo e freddo insieme. Mi sono vestita poco, pensando che sul treno e in stazione la temperatura fosse più accogliente, ma evidentemente avevo sottovalutato l’efficienza delle nostre ferrovie italiane. Sto partendo per Roma per lavoro e non potevo vestirmi diversamente; questa camicetta nera, di seta, mi imbarazza non poco. Sento che il freddo mi fa inturgidire i capezzoli provocandomi un leggero dolore. I miei oltretutto sono molto sporgenti, carnosi di un caldo color cioccolata. Anna mi dice che assomigliano a due mozziconi di sigaretta e proprio per la sua forma le piace mordicchiarli fino a farmi male. E’ incredibile come le sue mani e la sua bocca riescano a fare così tanti miracoli sul mio corpo. Fin da piccola ho provato imbarazzo, durante gli allenamenti di pallavolo e nelle docce del dopo partita, a mostrarli proprio per la loro irruenza e forma. Sono diritti e duri. Non è la prima volta che mi succede che i brividi di freddo elettrizzino così tanto il mio corpo, anzi tutte le volte che mi capita mi trovo in situazioni in cui invece devo mantenere il self control. Tre mesi fa, ricordo, durante una riunione con i ...
    colleghi del reparto R&D, la temperatura si è abbassata di colpo per un guasto al condizionatore e Alberto, un caro amico e collega liceale, si è accorto immediatamente che i miei capezzoli si stavano indurendo per effetto del cambio di gradi; mi stava proprio di fianco e non poteva non accorgersene. Non che non se ne fosse mai accorto ma si stava soffermando più del dovuto sulla mia scollatura durante l’incontro, provocandomi non poco imbarazzo. Stava guadando la camicetta aperta che lasciava ben poco spazio all’immaginazione, essendo lui in una posizione privilegiata. Il mio seno piccolo non sopporta il reggiseno e tante volte non lo metto neppure per praticità ma in effetti, in questa occasione, un po’ di attenzione era necessaria. Sentirmi osservata è una sensazione che non mi appartiene - anzi preferisco la riservatezza - ma in quell’occasione Alberto si stava dimostrando molto attento nonostante non fossimo soli nella stanza. Attenzioni che stavano diventando morbosità sfiorando l’invadenza. Mi stava mettendo in forte disagio nei confronti dei colleghi anche se, non lo nascondo, questa situazione di essere costantemente osservata (e desiderata) mi stava facendo salire un’eccitazione senza precedenti. Alberto, che conosco fin dai tempi del liceo, è un caro amico oltre che collega. Si è sempre dimostrato molto vicino e sensibile anche dopo la mia storia tragica con Riccardo ma mai, come in quell’occasione della riunione della scorsa settimana, si è rivelato così audace nei ...
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