1. 205 . La mamma troia di un dotatissimo figlio nano


    Data: 12/10/2017, Categorie: Autoerotismo, Etero, Trio, Incesti, Orge, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Ho sessant’anni, mio marito è morto quando ne aveva trentacinque. Mi ha lasciata sola con un figlio. Lui, il mio ragazzo, è affetto da nanismo. La diagnosi mi fu fatta fin dalla nascita. Oggi lui ha trentaquattro anni è piccolo di statura,appena un metro e venticinque ed è normalmente intelligente. A livello di organi sessuali, al contrario si è sviluppato moltissimo. Assieme a mio marito, lo abbiamo accudito e coccolato più di quanto sarebbe stato normale fare, poi, una volta che è venuto a mancare il compagno della mia vita, ho provveduto da sola a dargli tutto l’affetto di cui il mio povero ragazzo aveva bisogno.A lui ho dedicato tutta me stessa, da qualsiasi angolazione la si voglia vedere. Si, avete capito bene, gli ho dato amore, sia come madre, sia come amante. Ancora oggi, mi adopero in questo senso, con mia grande soddisfazione e anche con la sua. Non ritengo però d’essere una depravata, ho fatto ciò che una qualsiasi madre dovrebbe fare. L’ho aiutato e, lo ammetto, ho anche aiutato me stessa. Lui, crescendo anagraficamente, sentiva le pulsioni dell’età che avanzava, io lo lasciavo sfogare con la masturbazione. Lo spiavo in bagno mentre con quel pene così esagerato si faceva le prime seghe. Poi me ne andavo in camera mia e a mia volta …Quando aveva quattordici anni, lo portai da un andrologo e lo feci visitare. Per me, le dimensioni così esagerate del suo membro erano una ulteriore malformazione. Invece, il professore, mi disse che semplicemente, il ragazzo era ...
    molto dotato. Chiesi se gli sarebbe cresciuto ancora, se sotto quel punto di vista lo sviluppo era terminato. Lui , mi rispose che di solito la crescita del pene termina nel periodo compreso tra i diciassette anni e i diciannove. Domandai anche se era fertile e se avrebbe potuto avere figli normali. Lui lo condusse all’interno di una cabina e gli parlò, quindi parlammo lui e io in attesa che avvenisse … il parto. Sulla porta della cabina si accese una luce verde, probabilmente azionata da mio figlio, e il dottore prese da un cassetto una rettangolo di cartoncino rigido, bucato all’interno da diversi fori di diversi diametri, quindi dopo aver bussato alla porta entrò e si chiuse dentro. Dopo circa cinque minuti lo vidi uscire con in mano una boccetta con un largo collo fatto ad imbuto e il cartoncino. Dietro di lui Marco che si sistemava la cintura dei pantaloni. Vidi all’interno dell’ampolla, depositato sul fondo, lo sperma del mio ragazzo. Il medico mi disse che avrebbe fatto un esame specifico e che mi avrebbe saputo dire se il seme era fertile oppure no. Poi lo vidi scrivere sulla scheda alcuni dati, si alzò per farsene una fotocopia, quindi consegnò a me l’originale. Per il discorso dei figli, fu categorico, se avesse ingravidato una donna, la possibilità che il figlio nascesse normale era pressoché inesistente. Una volta fuori dallo studio, lessi la scheda che riguardava mio figlio. Tra le note riferite al nanismo, in un quadratino a parte, alla voce: misure e condizioni del ...
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