1. La gigantessa


    Data: 29/10/2017, Categorie: Feticismo, Autore: Disperso fra i boschi, Fonte: EroticiRacconti

    LA GIGANTESSA Entro in casa dopo una dura giornata di lavoro. Finalmente un po’ di caldo. L’autunno è decisamente arrivato col suo carico di nebbia e umidità. Indosso un maglione azzurro, una maglietta di lana dello stesso colore, un kilt a quadri blu cobalto e neri, collant marroni opachi e stivali pure loro marroni. Già che ci sono me li tolgo perché mi stanno bollendo i piedi. Chiamo Anna, la mia coinquilina. Strano che non ci sia, di solito torna a casa prima di me. Avrà fatto tardi da qualche parte, mi dico. Cammino scalza per casa: il fresco del pavimento a diretto contatto con le piante dei piedi è estremamente piacevole. Mi fiondo in salotto e mi siedo sulla poltrona. In realtà dovrei dire “mi svacco” visto che mi ci butto sopra a corpo morto. Il ristoro temporaneo si trasforma, lentamente ma inesorabilmente, in sonno profondo e cado addormentata. Mi risveglio perché sento qualcosa toccarmi il collo del piede. Apro lentamente gli occhi e metto a fuoco. È un po’ troppo grosso per essere un insetto. Il solo pensiero che possa trattarsi di un topo mi fa scattare come una molla. Guardo meglio di cosa si tratta ma ancora non riesco a capire. È qualcosa di colorato, sembra quasi che abbia addosso dei vestiti. Si muove con lentezza. Pur con molta cautela, mi abbasso per osservare meglio l’animale misterioso. Quando mi inginocchio per terra ad un palmo da lui, non credo ai miei occhi. È Anna. Rimpicciolita, ma è proprio lei, con ancora indosso il vestito blu elettrico a ...
    fiori e i collant chiari che aveva questa mattina, quando l’ho vista l’ultima volta. La afferro e la tengo sul palmo della mano. Nel senso proprio letterale del termine. “Anna, ma che ti è successo?”, le chiedo. “Non lo so. Sono entrata in casa abbastanza presto. Ad un tratto mi è girata la testa, ho perso i sensi e sono caduta per terra. Quando mi sono risvegliata, mi sono accorta di essere diventata microscopica”. Rimango in silenzio. Che si fa, adesso? Ho sempre visto questo genere di cose accadere in televisione, non nella vita reale. “Ti prego, Bea, aiutami. Ho paura!” “Sì, sì, non ti preoccupare. Non devi avere paura con me. Sto cercando di pensare”, le ribatto stringendola al petto. Mi sembra di essere tornata bambina, quando giocavo con le bambole e me le tenevo strette strette. I pensieri che ho sono al contrario adulti e soprattutto non vanno nella direzione che vorrei. Ho voglia di scopare e quello che è capitato potrebbe suggerirmi un’interessante variazione sul tema. Non riesco a vedere Anna come un’amica da aiutare ma come l’oggetto del desiderio su cui sfogare i cattivi pensieri che mi stanno montando dentro. Cerco di trattenermi ma non è facile: mi sta già diventando dura la minchia. Quando poi abbasso lo sguardo e vedo Anna nella mia mano che mi guarda dal basso verso l’alto con aria spaventata, le mie resistenze interne cadono definitivamente. Mi lascio scappare un sorrisino malefico che volta all’insù gli angoli delle labbra. Ma sì, divertiamoci un po’. In ...
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