1. Un sorriso che incanta


    Data: 15/11/2017, Categorie: Etero, Sensazioni, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    spoglia con grazia e senza alcuna malizia si sfila il vestito dal basso, così come potrebbe fare una donna qualsiasi la sera prima di coricarsi da sola. Di sotto indossa soltanto una semplice mutandina intima, a dire il vero per nulla da balzare agli occhi, io la osservo e di riflesso le faccio l’occhiolino sorridendo, lei immediatamente contraccambia e questo gesto già mi soddisfa per sentirmi allegro e giubilante per il resto della giornata.La giornata è spettacolare, un cielo totalmente limpido con un filo di vento giusto per non morire sotto il sole rovente, in quanto è la descrizione e la rappresentazione naturale della tranquillità. Tutto è immobile, nell’aria il profumo delle piante che circondano l’entroterra è inspiegabilmente accompagnato da un silenzio quasi illusorio e irreale, davanti a me c’è lei sulle rocce mentre s’asciuga dopo un bagno, quando poi si china sul pareo per cercare qualcosa nella borsa posso immaginare la sua prospettiva carponi. Io la vedo svuotare la borsa per cercare meglio e poi spazientita mi guarda, s’alza in piedi e decisa si tuffa per nuotare nella mia direzione, poiché con due bracciate nello stile della rana e con il suo sorriso più bello emerge ai bordi delle rocce riferendomi:“Sai una cosa? Non ho preso in considerazione di portarmi la pomata solare e con la pelle deteriorabile che mi ritrovo, stasera avrò il naso rosso e bruciato per bene. Ne avresti un po’ anche per me?”.Caspita, quale occasione e quale opportunità migliore ...
    insperata mi si è presentata, perché un colpo di fortuna così chissà se si sarebbe in seguito ripetuto. Io le porgo il piccolo tubetto, eppure rimango muto come un pesce e persino imbambolato, lei s’applica con dovizia la lozione, ride amabilmente a fior di labbra e ringraziandomi cavallerescamente s’immerge in acqua, io la scruto ammaliato mentre s’allontana, chiedendomi nel frattempo che diavolo mi sia realmente successo senza però trovare un’adeguata risposta, perché mi sono totalmente incantato. La fame si fa sentire, mi chino nel pozzetto a prendere la frutta, metto il cappello di paglia e risistemo i cuscini guardando lei. Devo provare a entrare in contatto di nuovo, però non so come, anzi, forse sì. In quell’occasione m’alzo in piedi, vado sul bordo dell’imbarcazione e sollevo su il vino fresco tenendolo per la cima dove è legata la bottiglia, lo faccio dondolare in un invito silenzioso ma esplicito per unirsi a me. Lei mi guarda, io sono lì nudo davanti a lei con il vecchio cappello di paglia con la falda larga in testa, la cima da cui penzola la bottiglia in una mano e due bicchieri nell’altra. Devo essere realmente buffo, perché lei si mette a ridere, io m’osservo trovandomi un po’ sciocco e sorridendole chiedo di non lasciarmi lì in piedi in quella condizione pietosa, ma di venire a farmi compagnia. Lei s’alza, tira fuori dalla cesta un sacchettino di pesche e a un mio cenno con la testa si tuffa con lo stesso avvicinandosi velocemente con il suo tono di voce ...
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