1. Primavera


    Data: 26/11/2017, Categorie: Saffico, Gay / Bisex, Sensazioni, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Doveva accadere, io ero istruito e lo sapevo, che prima o poi un sole m’avrebbe pennellato i sogni. Avevo intuito captando che quell’aria sarebbe diventata elettrica, che quelle nebbie infinite che ricoprono questa piana desolante alla fine si sarebbero diradate per sempre, le notti sarebbero diventate profumate come l’incenso, quello che io accendo peraltro regolarmente ogni ultima settimana di marzo, quando la legge delle stagioni m’indica la primavera, sì, perché in primavera io allargo le braccia e volo scalza sull’erba nuda, inizio a girare su me stessa fissando il cielo con il naso all’insù.Vorrei vedere dove nasce la notte, passare ore per fissare un albero, vederlo crescere, coprirmi delle sue foglie, doveva succedere ed è successo. Anche quest’anno, ripetitivo come una festa, mi sono svegliata con la voglia precisa di sentire la mia pelle nel sole, quella voglia di vestirmi di fiori, di camicette aperte, di gonne, di maglie comode e soprattutto voglia di volare, il rovescio della medaglia però, di questa smisurata esigenza di libertà sono i nervi che cedono a ogni sussulto, perché anche le emozioni s’amplificano, ogni cosa diventa più bella, oppure persino drammatica e talvolta tragica, poiché anche l’amore assume connotati scioccanti e spaventosi. Erano anni che non t’incontravo. Stavo correndo per scaricare un po’ di quell’elettricità che mi ritrovo addosso, tu passeggiavi in senso opposto con un cane buffo, dato che ho notato prima lui di te, mi sono fermata per ...
    accarezzarlo voltandoti le spalle, dopo mi sono piegata e ho sentito la tua mano sulle mie natiche, ho urlato logicamente, più di spavento che per altro e girandomi ho visto il tuo sorriso d’adolescente mai cresciuto.“Sei proprio un cretino” - t’ho detto ridendo mentre t’abbracciavo, tu divertito insistevi a darmi pacche sul sedere.“Adesso, però la smetti”.“Nadia, sono secoli che non t’ammiro”.“Chissà mai, che cosa ci sarà poi d’ammirare”.In seguito i saluti, le smancerie, i come stai, i figli, le mogli e i mariti. Alla fine, scopriamo entrambi di non esserci mai sposati, che tu sei diventato un bravo operaio in ferie, io viceversa, una discreta musicista però a spasso. T’ho raccontato del mio conservatorio, di tutti quei dannati e smisurati esami che ho dovuto e devo ancora sostenere se voglio guadagnare qualche euro, di quanto mi manca la nostra sbornia all’esame di maturità, di come ho fatto a campare in questi quindici anni con un mestiere, che mestiere poi non è. Nel tempo in cui parli del tuo solito lavoro, delle tue canzoni e dei tuoi viaggi strampalati io desidero toccarti delicatamente i capelli. Passeggiamo, spesso ti guardo e non ti trovo cambiato, neppure invecchiato, allora mi lancio: ti prendo sottobraccio con un invito a casa, eppure nel dirtelo ho l’angoscia, la paura, poiché tutta la parte destra del mio corpo freme, il mio sguardo s’incrocia con il tuo, bellissimo, azzurro come il cielo. Mi sembri un bimbo, mi sei sempre sembrato un tenerone da coccolare e da ...
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