1. Ufficio


    Data: 27/11/2017, Categorie: Orge, Autore: alexiato, Fonte: Annunci69

    Ore 7.30 del mattino di una normale giornata infrasettimanale, suona la sveglia, mi giro nel letto spegnendola ancora assonnata: una nuova giornata sta iniziando. Mi alzo, ancora nuda, vado in bagno con la flemma portata dal torpore del mattino, doccia e poi di fronte allo specchio per un trucco essenziale. Torno in camera e qui la domanda fatidica di ogni giorno: “cosa mi metto?” Perlustro alla veloce armadi e cassetti; la giornata, per essendo primavera inoltrata, è abbastanza fresca ha appena smesso di piovere. Mi piace andare in ufficio sempre elegante per cui mi vesto di tutto punto: scelgo di intimo un completino di raso nero, reggiseno e perizoma, in pizzo; collant velati neri; sopra gonna a portafoglio a mezza coscia nera, maglietta rossa a maniche lunghe scollata “il giusto”; per completare stivali in velluto neri appena sotto il ginocchio con tacco. Passaggio veloce davanti allo specchio, soprabito, ed eccomi pronta ad una giornata di lavoro come tante. Quello che non sapevo era che proprio quella giornata mi avrebbe riservato delle inattese, me piacevoli sorprese, ma andiamo per gradi. Arrivo in ufficio leggermente in anticipo, come mia abitudine, mi sistemo alla mia scrivania, accendo il pc, controllo la posta; la mattinata trascorre noiosamente nel disbrigo di qualche pratica, un paio di telefonate. Il tempo fuori resta uggioso nonostante non piova. Insomma una di quelle giornate dove vorresti essere a casa sotto le coperte anziché in ufficio a far finta di ...
    lavorare. Nella ditta, io e la collega che divide l’ ufficio con me, siamo proprio attigui a quello del capo che si trova alla nostra destra avendo anche una porta direttamente comunicante con noi. Già la situazione non invogliava a essere particolarmente volenterosi nel lavoro quando, verso mezzogiorno, ormai contavo i minuti che ci separavano dalla pausa pranzo, entra il capo: “ragazze, una di voi deve fermarsi, dobbiamo fare delle consegne urgenti, preparare le bolle e andare in magazzino per mandare via subito il materiale!” I secondi che passano sono eterni io e la collega ci guardiamo per un attimo negli occhi. Il comune pensiero era: “Che palle!!!”. Lei però, più pronta di me, prende la parola: “Aleee .dai .resta tu che io devo ” con voce suadente, inventandosi su due piedi, una qualche commissione urgentissima che non avrebbe potuto aspettare neanche un attimo di più, pena non so quale tipo di disgrazia. Onde evitare la completa estinzione del genere umano se lei non avesse potuto adempiere a quell’ obbligo (ovviamente sono sarcastica), le rispondo “Va bene, vai, per questa volta resto io, ma la prossima .”; interrompendomi: “Grazie! Grazie! Ti devo un favore! Sei un’ amica!....” e tutta una serie di manfrine mielose per addolcire la pillola. Passa ancora un’ ora durante la quale finisco di preparare i documenti; nel mentre gli uffici si erano svuotati, chiamo sotto in magazzino per dire che le bolle sono pronte: Io: “Venite a prendere le bolle sono pronte!” In tutta ...
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