1. IL FALLO GONFIABILE


    Data: 30/11/2017, Categorie: Dominazione, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    L’avevo fatto incazzare e lo avevo fatto apposta. Le cose andavano bene fra noi, quell’uomo che nell’intimità chiamavo padrone era l’uomo della mia vita, con lui avevo scoperto gioie che non sapevo di poter provare, non era una mera questione di sesso, lui mi ascoltava, mi capiva, aveva mille attenzioni nei miei confronti e dedicava la vita a far si che la mia fosse stupenda, principesca. Lo avevo conosciuto in un periodo buoi, triste e in breve lui mi aveva presa per mano, aveva dato un senso a tutto quello che di brutto avevo nel mio passato, aveva trasformato ogni esperienza brutta in un tesoro prezioso da tenere stretto perché aveva fatto di me quella che ero, mi aveva fatto vedere come mi vedeva lui facendomi capire quanto speciale, unica e rara fossi. Mi aveva fatto riprendere fiducia nell’amore per poi spiegarmi cosa fosse l’amore vero e, infine, mi aveva sottomessa alla sua volontà trascinandomi la dove non sarei mai andata e facendomi scoprire cosa fosse il sesso per me.Le cose andavano bene, no, andavano da impazzire e io risplendevo della gioia di vivere ma era uno in cui credere cecamente, ogni sua parola era una certezza su cui adagiare la propria vita e proprio per questo stava alle regole del padrone quanto io a quelle della schiava senza mai transigere per il solo piacere personale o per una voglia improvvisa. Non mi avrebbe mai punita per un motivo futile inventato li per li solo per approfittarne, non sarebbe stato giusto nei miei confronti e lui non lo ...
    avrebbe mai fatto quindi ci ho dovuto pensare io.La sua camicia preferita, ce l’aveva da quando era adolescente e io la odiavo, volevo farla fuori da sempre e così, distrattamente, dimenticai il ferro da stiro ben appoggiato sopra tanto da bucarla da parte a parte.Lui la guardò stupito, non era da me non fare attenzione a una cosa a cui teneva, mi guardò un istante e capì, capì che lo avevo fatto apposta, capì che volevo donarmi, capì che volevo farlo felice facendomi punire come gli piaceva tanto. Un accenno di sorriso, non riuscì a mascherarlo ma poi subito duro, mi girò le spalle e andò nel suo studio.Pochi minuti e mi chiamò perentorio:“Giulia, vieni nello studio”Mi presentai all’istante, un trucco leggero che metteva in risalto i miei lineamenti senza mascherarli, capelli neri, lucidi e lisci che arrivavano alle spalle, una sottoveste da camera che cadeva a cascata dal mio seno sodo e abbondante, i capezzoli turgidi che spuntavano prepotenti da sotto la stoffa, piedi nudi, ero esattamente come a lui piaceva, non vi era volta in cui, vedendomi così agghindata, non mancasse di farmi sentire il suo sesso virile in uno dei miei buchi. Ero eccitata dal pomeriggio, da quando avevo appoggiato il ferro da stiro per stare a guardare quell’orribile camicia ledersi irreparabilmente.Lui era seduto sulla sua sedia, un modello tecnico, lo schienale alto, tutta nera con particolari in pelle, mi caddero gli occhi sull’oggetto che aveva in mano e mi venne un brivido, cazzo, me lo ero proprio ...
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