1. Il peccato di Natale


    Data: 02/12/2017, Categorie: Tradimenti, Autore: Giovanna Esse, Fonte: EroticiRacconti

    Auguro a tutti Buone Feste e Pace. Vi regalo una confessione... il "dono" che ho ricevuto... sotto l'albero! Più si diventa vecchi più si amano le indecenze. Virginia Woolf UNO - Il pomeriggio complice 21 dicembre Ore 15 circa. Una villa di campagna nei pressi di Capri. Cari lettori, dovete sapere due cose prima di continuare a leggere questo piccolo resoconto: la prima è che io scrivo, scrivo... ma poi agisco poco, non tanto per restare casta fino al giorno del Giudizio universale ma perché non ho molti vizi. I vizi mi piacerebbero, e tanto, ma non me li posso permettere. Non sono che una semplice impiegata, tendente al “precariato”, secondo la moda dell’Italia di oggi; poi casalinga e pure mamma. Oh, intendiamoci, non sono un’educanda... forse da questo nasce il mio sfogo di scrivere racconti erotici. La seconda cosa, è che sì, lo confesso, anche io ho una mia piccola forma di depravazione. Da ragazza, quando facevamo all’amore col fidanzatino di turno, ci si arrangiava: niente alberghi, raramente si rimediava una casa o una precaria garconnière. Per lo più si scopava alla svelta, in macchina o in qualche luogo più o meno appartato. Ora, dato che sono molto lenta nel provare piacere, in quell’epoca non riuscivo a godere quasi mai. Però la precarietà e il pericoli di essere visti e scoperti (questo l’ho capito molto dopo) giocavano a favore del mio “compagno”. Tutti gli adolescenti soffrono o, meglio, godono, di eiaculazione abbastanza veloce, quindi, se la cavavano alla ...
    svelta con i preliminari (quelli che a noi ragazze piacciono tanto), e cercavano subito di andare al sodo, eiaculando il più presto possibile. Magari, se la pace della “location” lo permetteva, se ne facevano tre o quattro, quasi di fila. Questa precisazione mi serve per confessarvi la mia fantasia erotica: dopo, quando raggiungevo la mia casetta tranquilla e gli spazi a me familiari, subito dopo “tempesta”, nella quiete di camera mia o chiusa nel bagno, mi dedicavo a una lunghe e deliziose masturbazioni. Libera da affanni e senza fretta, mi attardavo deliziosamente sulle mie grandi labbra e sul clitoride, spesso ancora provato dalle decise e ripetute penetrazioni degli irruenti compagni di gioco. Mi piaceva titillarmi, e cercavo di farlo al più presto possibile, in modo da ritrovare l’inguine ancora irrorato di sperma, a volte secco, altre volte caldo, liquido e copioso. Lo lasciavo fluire, a goccioloni, dal mio buchetto e me lo trastullavo tra le dita, usandolo come lubrificante. Era odoroso d’uomo... e molto, molto eccitante. Questi momenti di estasi mi portavano a fantasticare e le mie fantasie, erano incentrate su questi punti fondamentali: essere vista o spiata mentre facevo sesso col mio ragazzo e donare piacere a uno sconosciuto. Non era tanto l’idea di essere posseduta per mio “gusto”, al contrario, il mio gusto, nei ditalini solitari, era rappresentato dal lasciare il mio corpo alla mercé di chi tanto lo aveva spiato, desiderato, sognato. Una specie di premio inatteso, ...
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