1. Luisa


    Data: 04/12/2017, Categorie: Etero, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    La mia barista di fiducia è Luisa. Vado da lei quasi tutti i giorni a pranzo. Lei mi delizia con primi piatti, insalatone, panini e piadine. E da ieri qualcosa di più.Lavoro in un piccolo paese della bassa. Un bar, un’edicola, un panificio, insomma uno di tutto. D’inverno poca gente in giro, d’estate anche meno.Non essendo del paese vado a pranzo al bar quasi tutti i giorni e ormai con Luisa c’è un ottimo rapporto barista-cliente.Luisa è una signora che ha da poco superato i cinquant’anni, cinquantuno per la precisione. È abbastanza alta e magra, ma con le curve al posto giusto. I capelli sono rossi, a volte a caschetto e a volte tirati indietro e legati a coda. Gli occhi azzurri sono vivaci dietro leggere lenti da miope su una grande montatura nera. Il viso, con qualche rughetta d’espressione, è punteggiato dalle lentiggini. In estate la sua pelle bianca prende un po’ di colore, ma non tanto. Quanto basta per vedere la differenza. Porta una quarta abbondante, ma sul suo fisico asciutto le tette sembrano ancora più grandi. Sono un po’ cadenti, come ho potuto constatare ieri. Ma sembrano ancora sode al punto giusto. E i capezzoli sono belli grandi e turgidi quando si eccita.Da quanto ne so è divorziata da molti anni e non ha più trovato l’uomo giusto. Ha una figlia sui vent’anni che vive in un’altra città. Spesso al bar è oggetto di battutine piccanti da parte degli avventori. Battute a cui risponde sempre con ironia, anche se vi si legge un po’ di malinconia per una vita ...
    sessuale non proprio soddisfacente. Almeno così l’ho percepita io.Dopo la nostra piccola avventura a tre di ieri, io, lei e una cliente, mi ha dato un velato appuntamento per oggi, alla chiusura pomeridiana del bar.“Sai, alle due chiudo il bar che tanto non c’è nessuno in giro fino alle sei, però la porta dietro magari è aperta” mi ha detto ieri.Non ho nemmeno dovuto pensarci più di tanto.È il quattordici di agosto. Caldo. Appiccicoso.Arrivo al locale verso le due e mezzo. Il cuore batte forte. Assaporo già mentalmente quanto mi sta per accadere. La porta d’ingresso principale è chiusa, come mi aveva detto. In estate non c’è un’anima in paese e sarebbe inutile tenere aperto. Alla sinistra dell’ingresso principale c’è un cancello che porta a un piccolo cortile interno su cui si apre la porta di servizio. Varco il cancello, cammino sul terreno polveroso seccato dal sole. Il caldo e l’eccitazione crescente mi fanno sudare. Ho la fronte imperlata che tento di asciugare con il fazzoletto. Mi avvicino alla porta e giro la maniglia. È aperta. Apro la porta e mi ritrovo in un corridoio un po’ buio, illuminato solo dalla luce che arriva dalla porta. L’ambiente è molto più fresco dell’esterno. Sulla sinistra casse di acqua minerale appoggiate a terra. Di fronte una porta socchiusa. Sulla destra delle scale.“C’è nessuno?” domando.“Sali, sono di sopra” sento Luisa che mi risponde.Con il cuore che pulsa sempre più forte e si fa sentire fino alla gola comincio a salire. Sento il caldo del ...
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