1. Abelardo ed Eloisa, una passione erotica del Medioevo


    Data: 06/12/2017, Categorie: Etero, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    me ma con te”. Eloisa. Nuda di fronte a lui, Eloisa era piccola, di carnagione bianca purissima, di cappelli lunghi color miele castano. Raggiante, i suoi seni sembravano due piccoli meloni preziosi. I suoi capezzoli non erano particolarmente puntate, bensì sembravano due grande monete di argento, gonfie, preziose. Tra le gambe, suo monte di venere era coperto da bellissimi peli pubici castani. Il suo sedere piccolo e fanciullesco. Delicatamente Abelardo da dietro le scostó una gamba e la penetrò con infinito affetto. Eloisa sentì un piacere immenso. Gioiva da queste carezze così nuove e sconosciute per lei. Ma al contempo gioiva pure nel sapere che rendeva felice ad Abelardo, che stava appagando un suo desiderio. La felicità del suo uomo, era pure la felicità e la ragion di vivere di Eloisa. Provava grande eccitazione nel donarsi per lui, nell'ubbidienza. Si assoggettó al suo volere, al suo compiacimento, resa totalmente libera dalla folle passione amorosa. La forte esperienza lussuriosa si ripetè per giorni e giorni, sempre all'insaputa di zio Fulberto. Qualsiasi donna o fanciulla di Parigi avrebbe invidiato con ragione il letto di Eloisa. Sdraiata, le sue coscie erano spesso attorno alla vita del suo maestro, che si muoveva sempre con più urgenza ed ardore. Abelardo guardando ...
    il bellissimo corpo virginale della sua allieva non poté resistere al bisogno dell'impellente orgasmo. Entrambi esplosero abbracciati, in un amore di mille petali, proprio quando si trovavano uniti il più profondamente. Ma come in ogni favola sventurata, come in ogni tragedia shakespeariana, questo fortissimo amore, questa fortissima passione non fu scelta dal destino per durare a lungo. Alla fine zio Fulberto seppi tutto, e separò la coppia di giovani amanti. Eloisa si ritrovò al monastero dell'Argenteuil, da dove ricorderebbe e rimpiangerebbe sempre al suo amato signore e maestro. “Io, che dovrei piangere su quello che ho fatto, sospiro invece per ciò che ho perduto, e non solo quello che abbiamo fatto insieme, ma i luoghi, i momenti in cui l'abbiamo fatto sono talmente impressi nel mio cuore che li rivedo con te in tutti i particolari e non me en libero nemmeno durante il sonno” “Non ho mai cercato nulla in te, Dio lo sa, se non te; desideravo semplicemente te, nulla di tuo. Non volevo il vincolo del matrimonio, né una dote. Mi sforzavo di soddisfare non la mia voluttà o la mia volontà, ma le tue, come sai. E se il nome di moglie sembra più santo e più importante, per me è sempre stato più dolce quello di amica o, se non ti scandalizzi, concubina e persino prostituta”. Eloisa
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