1. Naufragio dei sensi - cap. I


    Data: 07/12/2017, Categorie: dominazione, Autore: dany94, Fonte: EroticiRacconti

    Ho venti anni; sto con lui da quattro mesi. Ne ha trentaquattro, lui: è forte, bello, ricco da far schifo, sempre annoiato. Solo io, mi dice, riesco a svegliarlo. Gli piaccio moltissimo, sono la ragazza che ha sempre voluto ma, come con tutte le cose che può avere, per lui non ho alcun valore: mi usa, mi presta, non ha nessun timore nell'umiliarmi e farmi soffrire. Lo eccito, stuzzico la sua fantasia ed ogni volta devo fare un passo più in là, varcare un'altra soglia, lasciarmi condurre bendata. Mi ama sempre più ogni volta, mi riempie di regali, dorme un sonno profondo al mio fianco, ma s'incazza alla mia più piccola esitazione. Non voglio deluderlo, mai. Sono orgogliosa quando mi vuole che lo accompagni per strada, attraverso i tavolini di un bar o tra gli ombrelloni di una spiaggia caraibica; tutti gli sguardi sono per me e le invidie per lui. Sono il suo trofeo, il suo gioiello, la sua troia. Mi volle al suo tavolino centoventi giorni fa: il direttore stesso venne a chiamarmi, sorriso laido ed occhi luccicanti di euro, ordinandomi di scendere subito dal cubo, che voleva conoscermi un cliente molto importante, con uno yacht ormeggiato nel porto. Mi aspettavo il solito sessantenne da mandare a telare; forse per questo persi ogni mia sicurezza quando fui di fronte a lui: i suoi occhi rimasero sempre fissi sui miei e mai si distolsero, nemmeno per un attimo, per contemplarmi. Mi sentii inchiodata e le orecchie a malapena udivano quello che mi stava dicendo: lascia 'sto ...
    posto di merda, io parto stasera per minorca, poi la sardegna... mi chiamo Andrea... ma se vuoi, rimani pure qui a sculettare per i turisti. Mezzora ed avevo salutato tutti. Non ci eravamo nemmeno toccati, o quasi, sul tender aveva mantenuto la distanza con frasi di circostanza. Ricordo che Andrea, con al fianco la ragazza forse più bella di Formentera, parlò addirittura del tempo, del vento che si sarebbe alzato. Ma una volta sul ponte, alla presenza di un marinaio, mi palpò da dietro ed infilò l'indice nella vagina, sospingendomi in avanti. Scambiai un'occhiata con quello spettatore muto: un ragazzo di venti anni, forse spagnolo. Era serissimo, tutto teso. Ma non quanto me. Attraversai il ponte e scesi una scaletta così artigliata, due dita davanti ed il pollice nell'ano. Ci fermammo solo di fronte al letto in cabina: era dietro me e disse di levarmi di dosso tutta 'sta roba. Mi aveva ghermito, ero la sua preda che aveva trascinato nella tana e non mollò la presa mentre mi sfilavo top, gonnellina e sandali. Lasciai cadere orecchini, collane e braccialetti. Al perizoma pensò lui, lacerandolo con forza e strappandomi un urlo. Il primo, sapevo, di quella notte. Mi spinse in avanti, premendo con una mano fra le scapole; una, due, tre dita tornarono a forzarmi la vagina ed a scuotermi violentemente: tentai di aggrapparmi alla superficie lucida di una cassettiera: le ritrasse bagnate e me le infilò una dopo l'altra nel retto. Capii, mi piegai a novanta e lo sentii puntarmi. Volevo ...
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