1. PLENILUNIUM - by Mirta D.


    Data: 07/12/2017, Categorie: Etero, Sensazioni, Altro, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    1- PLENILUNIUMGennaio 1606«Io ti invoco Terra affinché il mio incantesimo sia vincolato a questo mondo terreno» disse la donna dai capelli neri quasi quanto la notte che la circondava. Posizionò una pietra con una runa cremisi dipinta sopra, su un altare in pietra, consumato dal tempo. Poi mosse un bastone contorto nell'aria.«Aria, ti chiamo a me perché tu la possa guidare.» La voce risuonò limpida nella fredda brezza di Gennaio, e la donna guardò in alto, verso la luna piena, quasi sorridendo. Depositò una seconda pietra accanto all'altra. Attorno a lei, nel bosco, aleggiava una sottile nebbiolina, simile a una sorta di velo, che si confondeva con le volute d'incenso che si sollevavano dalle quattro coppe poste sull'altare.Spostò lo sguardo sul braciere dove ardevano foglie secche e carboni.«Fuoco ti invoco per rendere il suo potere simile a una fiamma incandescente», scandì le parole sentendo l'energia prendere a fluire dagli elementi fino alle sue dita dalla unghie curate. Si sentì bene, sorrise ancor di più. Mise la pietra successiva al proprio posto. Quindi affondò là punta del bastone in un bacile d'acqua limpida.«Acqua, infondile lo spirito. Profondo come il mare, impetuoso come l'Acqua di un fiume in piena.» A quel punto posizionò la quarta pietra.«Luna, Madre, Donna, Bambina, Volto Eterno, rivolgo a te la mia supplica. Non è una vendetta, è soltanto giustizia. È ciò che ti chiedo per una delle tue figlie, per la mia amica e Sorella nella Luna, Desdemona. ...
    Guarisci le sue ferite terrene, cura il dolore della sua anima, placa il tormento della sua mente, e poi permettile di farsi giustizia.»La brezza per un istante si fece più violenta, come se le foglie, le piante, gli arbusti e la natura stessa si ribellassero a quella sorta di forzatura, a quel sortilegio pericoloso. La neve a terra prese a sollevarsi, turbinando in piccoli vortici ovattati. La donna dai capelli neri strinse i denti deglutendo, sapeva che era una cosa mai tentata, una cosa pericolosa. Tuttavia il dolore che sentiva nel petto, frammisto al senso di colpa e di impotenza che provava, non poteva essere placato in altro modo.Attese, inginocchiandosi dinanzi all'altare con gli occhi chiusi, mentre i profumi del bosco d'inverno s'inseguivano, solleticando il suo olfatto, e mischiandosi a quelli dell'incenso, del carbone e della notte, il freddo della neve le pizzicò la pelle. Il riverbero del fuoco le illuminava il volto dai tratti decisi, al momento teso per l'ansia. Ad un certo punto il vento si placò quasi che i vari elementi naturali si fossero, consultati, avessero affrontato un'accesa discussione, e poi fossero giunti al verdetto finale.Aprì gli occhi solo quando udì il suono delle pietre che cozzavano l'una contro l'altra. Le aveva posizionate a qualche centimetro di distanza fra loro, ma quando le guardò, erano unite e le rune dipinte sembravano quasi luccicare. Le sfiorò con il polpastrelli della mano destra. Erano calde. Quasi fossero vive.La prima parte ...
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