1. la mia schiavetta domestica


    Data: 12/12/2017, Categorie: Dominazione, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Il risveglio non fu dei migliori. Mi massaggiai le tempie, cercando di non pensare, o quantomeno di attutire il rumore dell'aspirapolvere. La ragazza era giovane e inesperta, ma non pensavo avrei dovuto dirle addirittura di non fare troppo rumore mentre ancora dormivo. Beh, ormai ero sveglia, quindi mi sono alzata. Dormo nuda da quando ho 14 anni, mi piace molto sentire solo le lenzuola sulla pelle. Ho infilato le ciabattine che uso di solito in questa stagione, molto carine, con un tacchetto di circa cinque cm, l'ideale per camminare e per tante altre cose.Esco dalla porta e la vedo li, tutta intenta a passare l'aspirapolvere sul tappeto della sala. “Hey!” le grido. Lei si ferma, guardandomi. “ah, buon... buongiorno... spero di non averla svegliata...” disse la ragazza contrita. La fissai con lo sguardo peggiore che potessi fare. Ormai era abituata al fatto che girassi nuda e non si scandalizzava troppo.“Ho capito...” mormorò la ragazzina. Indossava il classico vestito da cameriera, comprato in un sexy shop quando l'avevo nominata mia personale valletta. Posò le mani sul pavimento, appena fuori dal tappeto. Quanto meno, ...
    sapeva cosa le spettava. Mi avvicinai lentamente, facendo risuonare in tutti l'appartamento i tacchi e, senza dirle niente, le schiacciai la mano. Stetti molto attenta a far si che il tacchetto affondasse al centro della mano, dove ci sono i tendini. Le schiacciai la mano con tutto il mio peso, guardandola in faccia. La sua sofferenza era palapabile. Chissà se aveva imparato? Per sicurezza, tolsi il tacco, osservando la mano per un secondo. L'impronta era ben impressa nella pelle. Bene. Portai la suola del sandalino sulla sua mano e iniziai a esercitare una pressione sempre crescente. Inizialmente la vedevo torcere le dita per il dolore, poi ruotai il piede, come se stessi spegnendo una sigaretta. La pelle della mano, schiacciata dalla suola, ruotava con il mio piedino. La calpestai per un po' così, strofinano e pigiando. Poi, alzai il piede e diedi un pestone con tutta la mia forza, avendo cura poi di camminarle col tacco sull'altra meno mentre mi dirigevo all'angolo cottura.“Continua a pulire, ma fa rumore solo dopo che sono andata al lavoro.” le dissi. Sapevo le sarebbe rimasto impresso nella mente come il mio tacco sulla pelle.
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