1. Ottavo Racconto - Lezioni di chitarra


    Data: 12/12/2017, Categorie: Lui & Lei, Autore: dinotte78, Fonte: Annunci69

    Scuola di musica; nell'istante in cui il mio dito preme il pulsante del citofono smetto di respirare e inizio a tremare. L'apnea, tuttavia, dura una manciata di secondi, perché il portoncino si apre quasi istantaneamente. Fingo di non sentire lo stomaco che si contorce, mentre mi avvio verso l'ingresso. Apro la porta e lo trovo lì ad attendermi con il suo solito sorriso. Ho perso una lezione settimana scorsa, così G. si è offerto di farmela recuperare questa sera, dopo l'orario delle lezioni. Sono andati via tutti, gli altri insegnanti e la segretaria; siamo solo io e lui in tutto l'edificio. Nonostante la situazione mi ecciti e m’imbarazzi, ostento una costruita tranquillità: "Ciao!" "Ehilà, buonasera!" - mi risponde con naturalezza e quegli occhi belli, da perderci la testa. "Vieni, vieni pure ... Entra e sistemati, io ti raggiungo tra un secondo". Mi siedo e fingo di provare ad accordare la chitarra mentre lo attendo. La lezione trascorre apparentemente in maniera piacevole e leggera. Apparentemente, però. GA_googleFillSlot("Annunci_300x250"); Sono distratta; guardo più le sue mani che le mie muoversi sul manico dello strumento e più i suoi occhi, le sue labbra, il suo profilo ... che i tasti della chitarra. Sudo per l'emozione e fortunatamente, lui non se ne accorge. Cerco di fissarlo il meno possibile, ma non riesco a evitare di farlo; spero soltanto che non si accorga che mi tremano le gambe. Quindi, per aiutarmi con gli accordi che non mi riescono, si avvicina ...
    con la sedia e si piazza a pochi maledetti centimetri da me. Un contatto, per ogni mio errore. Errori che si moltiplicano non casualmente. Con le dita picchietta sul mio ginocchio per aiutarmi a tenere il tempo; mi corregge la postura; prende le mie mani per impormi i movimenti corretti. "Scusa G., questa sera non sono molto presente Ti sto facendo perdere tempo, mi dispiace". "Oh, non scusarti! Non vai poi così male ... hai solo bisogno di concentrarti di più e di rilassare un po’ i muscoli ... sei tutta contratta!”. "Fosse facile!" - bisbiglio tra me e me. "Cos'hai detto?" "No, nulla ..." - rispondo, arrossendo. "Dai, va bene così per questa sera! Che dici? Ti va un caffè?" "Un thé, grazie!" - risposta automatica e un poco stupida; l'unica che riesco a formulare. Andiamo nella saletta all'ingresso; inserisce la chiavetta nella macchinetta del caffè e fischiettando alleggerisce l'atmosfera. Giusto per un attimo: la lezione è finita e non ho più alibi per non guardarlo ... e trovarlo terribilmente attraente e sexy. Mi siedo con noncuranza sulla scrivania e mentre aspetto, mi guardo intorno fingendo indifferenza e disinvoltura. Il rumore della macchinetta che eroga la bevanda non è sufficientemente alto per coprire i miei pensieri. Mi accorgo perfino di essermi addentrata troppo nella mia mente; rischio di non sentire neppure la sua voce e così, scrollandomi di dosso l'artificiale assenza in cui mi sono nascosta, "ritorno" nella stanza. Mi passa il bicchiere di thé bollente ...
«1234»