1. L'appuntamento


    Data: 13/12/2017, Categorie: dominazione, Autore: Evoman, Fonte: EroticiRacconti

    Sottomessa ai suoi voleri, verrà trattata come la cagna che è. Con grande soddisfazione di entrambi. S.: Sento la porta aprirsi: è lui. Eravamo d’accordo da tempo per quell'appuntamento; tesa, più che eccitata ero nervosa per l'attesa, per l'anticipazione del nostro incontro. Un guazzabuglio di pensieri. Troppo tardi ormai per tornare indietro, troppo avanti per rinunciare, troppo importante quel presente che stavo vivendo e che mi scuoteva l'anima nel profondo. Paura e desiderio, passato e futuro, bene e male... Ancora una volta bene e male miscelati nel crogiolo dell'esistenza, nella fucina di cui noi stessi siamo i fabbri. Seduta a terra, come lui mi aveva detto di farmi trovare per il suo arrivo, aspettavo tremante dall'emozione molto più che dal freddo. Ci avevo pensato e ripensato, fino allo sfinimento, alla noia: perché lo stavo facendo? La risposta era in me, in quella camera buia della mia mente che solo lui sapeva aprire, in quella camera dai confini così ampli da contenere tutta me stessa come una sorta di contenitore rivoltato su se stesso, in modo che il contenuto divenisse il contenitore e viceversa. Ora basta, i suoi passi scandiscono la fine di ogni possibile ripensamento: ora il presente sta per farmi esistere davvero, nella pienezza delle mie sensazioni, cancellando tutto il resto. M.: Non riuscivo a concentrarmi sul lavoro: e come avrei potuto sapendo quello che stavo per fare? Sono lì, davanti a quella porta bianca, con le chiavi in mano, in una sorta di ...
    iper-realtà, tutti i sensi tesi al massimo. Chiedersi se aprire quella porta sia saggio o meno è una cosa inutile ormai, ma lo faccio lo stesso e mi fermo a metà gesto. So che lei è di là da quella porta, a pochi metri di lì, come le ho chiesto di farsi trovare. E' la mia controparte femminile: ci capiamo al volo per i nostri giochi anche se è la prima volta che si trascende dall'astratto al reale. E’ il pensiero che reclama l'atto, attraverso una continua linea di sensazioni, che porta me da questo lato della porta, e lei dall'altro. Uso la chiave per aprire, e risoluto entro. S.: Si avvicina, sento la mia nudità pesarmi addosso più di un pesante cappotto. Non riesco a tenere lo sguardo basso come vorrei, per affermare la mia sottomissione, invece vince la curiosità di sapere se anche lui è scosso come me dalle sensazioni, così lo guardo negli occhi. Riesce ancora a stupirmi: il suo sguardo è tra i mille possibili sguardi il più tenero che possa esistere sul suo viso, ed è sincero. Sorride, riprende a camminare passandomi accanto. Non lo vedo più e non voglio cambiare la mia umiliante posizione. Sta cominciando. Mi fido di lui. M.: Pochi passi e le sono di fronte: la trovo come volevo che fosse: semplicemente nuda ed accovacciata per terra. E' bella da stupire; più strano ancora è che la sua bellezza più pura non è di quella che si possa vedere. Rallento, mi fermo. Lei alza lo sguardo -lo sapevo che non avrebbe resistito!- Ci scrutiamo l'anima a vicenda già sapendo quello che ...
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