1. Anna e il suo cornuto


    Data: 09/10/2016, Categorie: Tradimenti, Autore: esperia, Fonte: EroticiRacconti

    - Davide? - Sì, Anna? - Puoi venire qui da noi un momento? - Subito, Anna. Misi in pausa la Tv 50 pollici sistemata appena fuori la grande stanza da letto. Eravamo alle ultime battute della partita Milan-Parma. Stavamo vincendo 2 a 1 ma il Parma premeva e io non volevo perdermi il finale con l’eventuale sorpresa, che immaginavo potesse essere solo negativa. Entrai nella stanza. - Davide, Fernando è stanco per la lunga chiavata e adesso ha sete. Gli porti qualcosa? Ti spiace? Mia moglie Anna, senza neanche cercare di coprire il suo corpo nudo col lenzuolo e permettendomi così di vedere lo sperma del suo amante colarle dalla fica slabbrata e arrossata, mi rivolse quel suo sguardo autoritario senza smettere di carezzare la nera mazza di Fernando, il colombiano di colore che, nudo, sdraiato accanto a lei, ansimava ancora un pochino. - Per carità, nessun problema. Fernando, ti andrebbe un succo di frutta? Una birra? Del vino bianco? - Un vaso de vino sería bueno. – Fernando non riusciva a imparare l’italiano, malgrado fosse nel nostro paese de sei anni ormai. Io faticavo a capirlo, soprattutto non afferravo le parole con la “b” e con la “v” che lui pronunciava allo stesso modo. Era un completo deficiente. Non avesse avuto ventitré centimetri di uccello avrebbe chiesto la carità ai semafori. - C’è del Gavi oppure del Pinot Grigio. Ti consiglio il Gavi. – Per la verità c’era anche dello champagne Krug, ma sarebbe stato come dare le perle ai porci. - Está bien. - Tu, cara? - Niente ...
    per me. - Ok. Un bicchiere di Gavi Broglia 2012 fresco di cantina in arrivo! Mentre salivo le scale verso la camera di mia moglie col bicchiere sul vassoio pensai ancora una volta a quello che mi ero ridotto a fare. Io, che mi consideravo un maschio orgoglioso, quasi “macho”. Com'ero finito a dire “sì, cara” e ad accettare sorridendo ordini, umiliazioni, occhiate di disprezzo e scherno da stronzi come Fernando e molti altri, che a turno si trapanavano mia moglie un paio di volte la settimana? Premetto che io non mi eccitavo affatto a vedere Anna nelle braccia di altri. M’incazzavo e basta. E non era certo questo tipo di vita che mi sarei aspettato il giorno che l’avevo sposata. Allora perché lo facevo? La risposta è davvero semplice. Per i soldi. Ho sposato Anna per i suoi soldi. Tanti soldi. Anna era convolata a giuste nozze giovanissima con un uomo anziano enormemente ricco, che morì cinque anni dopo per un incidente in elicottero. Ancora all'università, si trovò ad ereditare una fortuna immensa, non noccioline. Anna è abbastanza una bella donna, intelligente e simpatica. Leggermente sovrappeso, con lunghi capelli bruni e bellissimi occhi verdi. Un sorriso luminoso e una personalità esuberante. Intendiamoci: io l’avrei sposata anche se fosse stata una novantenne sdentata, orba e zoppa, con i soldi che aveva. Ci siamo sposati in America perché laggiù i contratti pre-matrimoniali hanno valore legale e Anna me ne ha fatto firmare uno che in caso di divorzio mi avrebbe lasciato ...
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