1. Amore amaro


    Data: 06/12/2016, Categorie: Autoerotismo, Autore: Anonimo, Fonte: RaccontiMilu

    Un amore amaro “Capiva che convincerla a vivere con lui, mettere su casa, stabilire un comune menage, sarebbe stata una follia. Si sarebbe coperto di ridicolo. Dopo neanche una settimana, lei avrebbe cominciato a mordere i freni. Con quelle abitudini... e quasi trenta anni di differenza!” Lasciò il libro aperto sulle ginocchia e cominciò a riflettere sui propri casi, sull’attinenza che poteva avere ciò che aveva letto con quello che gli stava capitando o, meglio, con quello che sarebbe potuto accadergli se avesse continuato ad inseguire le sue fantasie.Aveva un passato storico, conclamato, d’etero, almeno finché non erano iniziati i recenti travagli. Ricordava ancora che, in età pubere, prima e unica volta in vita sua, nonostante fosse più sviluppato di lui, aveva schernito un compagno di scuola, unendosi al coro di chi lo considerava “checca”. “Si muoveva come una femmina” dicevano. “Giraffa” lui aveva appioppato il nomignolo, ridendo. Da brava “signorina”, la “giraffina”, flessuosa com’era, gli s’era avvicinato, scotendo il capo a destra e a sinistra, e, furiosa, gli aveva affibbiato un elegante schiaffone in pieno viso, per l’esattezza, un doloroso cinquedita a mano aperta, solo uno. Lo aveva incenerito con asprezza, con uno sguardo di disgusto. Quel colpo fu peggio che gli avessero sparato un proiettile in pieno petto. Trasudava il carico rancoroso di un sentimento fino allora sconosciuto all’inesperto destinatario. Lui, lo schiaffeggiato. Rimase come in apnea per ...
    qualche secondo. Non era per il dolore che pure avvertiva. L’aveva raggelato lo sconcerto di avere scoperto il malanimo, se non di peggio, che animava il gesto. Non reagì perché si sentì in colpa. A bocca aperta, si tenne la guancia con la mano. Non rispose, pentendosi amaramente, più che altro, per aver causato quell’ondata di cattiveria nella povera creatura, vittima dei lazzi ignominiosi. Conobbe per la prima volta quel sentimento dell’animo umano di cui era oggetto, catalogandolo indelebilmente con rammarico,, sotto la voce: “Odio”. L’episodio, ben presto relegato in un cantuccio, di tanto in tanto riaffiorava in forma di rimorso. S’era ripromesso di non seguire più la massa imbelle dei “castigatori di costumi a vanvera”. Non gli andava, però, di ammettere il senso di vergogna che lo assaliva ancora a distanza di tanto tempo. A livello inconscio, tuttavia, pian pianino, l’uzzolo di completare il percorso gli era rimasto: saltare l’ostacolo per approfondire un aspetto sconosciuto dell’esistenza.Il desiderio dell’avventura l’aveva sempre solleticato, anche se la ragione aveva impedito ogni slancio pericoloso, non più del lecito e del consentito. Ma, si sa, ora i costumi rapidamente sembravano cambiare, alcuni sostenevano, per “degenerare”. Il “ proibito”, nel “comune sentire”, si appiattiva sulla “normalità”. Le macchie indelebili di dissoluzione e depravazione, per condanna sociale, assumevano l’aspetto di necessità per ampliare la conoscenza dell’esperienza umana.Gide, Proust, ...
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